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La curva di Gauss e le inclinazioni sessuali


Si premette che leggere questo post senza prima aver approfondito l'analisi di "La curva di Gaus. Ossia cosa è normale in natura e cosa no"  può non far comprenderne il contenuto.










Forse nulla più del tema sessualità si presta alla comprensione non solo di cosa in natura è "normale ed eccezionale", ma anche alla comprensione del rapporto tra l'accadimento "relativo e assoluto" dei fenomeni naturali, e la nostra loro comprensione. 

La pulsione sessuale, con tutta la sfera socio-psico-fisica che la circonda, è un perfetto mix tra ciò che è relativo all'individualità, e ciò che è costituzione genetica assemblata in termini assoluti dalla selezione naturale (legge di adattamento).

Ci si può sentire attratti in modo relativo ad un partner. Ma la pulsione sessuale è atteggiamento "assoluto" attraverso cui sperimentiamo quella "relativa" attrazione. Un nostro sentimento verso il partner può essere sfaccettato fin che si vuole, ma l'atto sessuale che ci mette in relazione è universalmente quello. Da sempre. Per tutti. In ogni angolo del Pianeta.

Disincantarsi su questo è già un enorme traguardo. Ma ancor di più è il ragionamento successivo. Ossia rendersi conto che la dimensione sessuale "relativa" all'individuo è un'espressione di quella "assoluta" in termini biologici.

Il nostro modo di vivere la sessualità quindi, con tutte le sue variabili psicologiche, fisiche, sociali, è riflesso di una costituzione progettata e programmata dalla natura.
Noi siamo espressione della natura. Non il contrario. Anche dal punto di vista sessuale. Purtroppo l'eccezionale capacità umana di controllo dei fenomeni naturali, ha messo l'uomo stesso nella condizione di mistificare il suo ruolo in natura. Mettendolo in preda a un delirio di onnipotenza fin dalla notte dei tempi (la narrazione del biblico peccato originale ne è la testimonianza più antica).

Metaforicamente, la natura con la sessualità è come se ci avesse fornito una bicicletta da montare ed usare. La fornitura è genetica. Il montaggio avviene durante la pubertà e il suo uso è per il resto della vita. Purtroppo avviene che a volte ci possono essere difetti di fabbrica, e vanno assolutamente riconosciuti per non attribuirsi o farci attribuire colpe che non abbiamo. Però n
on sarà mai colpa della natura se montiamo e usiamo la nostra bicicletta nel modo sbagliato.  
E anche nel momento in cui la montassimo e la usassimo nel modo ideale, quella bicicletta non sarà mai una nostra invenzione.
Se riusciamo a riconoscere questo, avviene una magia. La sessualità non risulta più uno strumento per noi, ma siamo noi uno strumento per la sessualità. Noi siamo attraverso la sessualità strumento della natura per creare vita.


Questo è un disincanto straordinario. Diventare consapevoli che il nostro corpo, la nostra psiche, i nostri schemi sociali, sono un puro strumento della natura per estrinsecare la sessualità.
Lo scopo della vita infatti è proseguire la vita stessa, migliorandola. E la sessualità è la sua strategia.

Ciò prevede però l'attrazione di un sesso per il sesso opposto. Entriamo allora di fatto nel tema.








"Naturale" non è sinonimo di "Normale"


L'omosessualità è un atteggiamento sessuale presente in natura  negli animali superiori (mammiferi compresi). Il fatto che lo si riscontri in natura, ossia che sia naturale, è un'osservazione che nulla ha a che fare con l'analisi statistica della sua incidenza, che indica quanto normale sia.
Naturale e normale non sono sinonimi. Affermare che un fenomeno è normale poichè è naturale è una mistificazione della realtà. 


Non occorre compiere osservazioni su larga scala per dimostrare che nelle popolazioni animali l'omosessualità è un atteggiamento d'eccezione, e non la norma. Norma significa "maggior parte dei casi". Ed è ovvio che sia così per un principio evoluzionistico semplice. Gli individui che non provano attrazione per il sesso opposto tendono a non riprodursi. Ecco perchè l'omosessualità non può diventare la norma: è un comportamento autolimitante.

Di norma quindi l'attrazione sessuale presente in natura è verso il sesso opposto. Altre forme di attrazione sessuale sono naturali deviazioni dalla norma.

Arrivati a questa deduzione è necessario immediatamente analizzare per bene gli enormi fraintendimenti, pregiudizi e preconcetti che sussistono intorno al termine deviazione (disturbo-malattia) in senso stretto e in senso generico, al di là dell'ambito sessuale.
Sarà facile alla fine di questa analisi capire quanto la guerra fra due fronti sociali (omofobi e omosessuali) sia frutto per entrambe i fronti di istinti di sopravvivenza ma anche di ignoranza e ottusità.

Lo scopo di questa intera disamina sarà spiegare la fenomenologia di un comportamento semplicemente non normale (naturale per quanto riguarda l'omosessualità, contro natura per quanto riguarda l'omofobia) per offrire un'opportunità di comprensione culturale, tolleranza sociale e crescita umana.










La malattia, fenomeno naturale... e normale


La contraddizione in termini cui si arriva riflettendo sul senso della malattia come fenomeno naturale e normale è solo apparente. Anzi è un esercizio di comprensione logica fondamentale per superare certe verità precostituite plurimillenarie, confezionate e collaudate 
agli albori dell'umanità quando eravamo ancora più scimmie che uomini, al fine della sopravvivenza di specie.
Oggi, è necessario rivalutare e riformulare queste verità se come specie animale ci vogliamo salvare dalla più pericolosa invenzione dell'uomo: la vanità.
Anche perchè ormai in ballo a causa della vanità umana non c'è più solo il ruolo di capobranco, come agli albori, ma l'estinzione di specie stessa.


Addentriamoci nella contraddizione e risolviamone l'inghippo.
Per definizione, la malattia è la perdita parziale o totale di una funzione d'organo. Quando un organo perde la capacità di funzionare per lo scopo per cui si è evoluto, è malato. Per convenzione in medicina si è definito quindi fisiologico ciò che concerne la funzionalità normale. Patologico la deviazione dalla funzione normale.
Ora essendo qualsiasi organismo vivente (animale e vegetale) progettato per nascere, vivere, e morire, sarebbe un controsenso ritenere che questo intero percorso (detto in una parola, l'invecchiamento) sia patologico. Per forza di cose è fisiologico alla sopravvivenza dell'ecosistema, e il miglioramento della specie.

L'invecchiamento quindi è fisiologico. Eppure esso si attua solo ed esclusivamente attraverso una perdita progressiva e inesorabile delle funzionalità d'organo (le ossa si consumano, i muscoli si indeboliscono, le arterie si irrigidiscono, la vista diminuisce, i denti cadono, tessuti vitali come cuore e cervello degenerano). Ciò lo abbiamo definito prima come malattia, quindi patologico.

Ed eccoci alla contraddizione in termini. Come può essere l'invecchiamento fisiologico e patologico allo stesso tempo?
Ebbene, è possibile grazie alla vanità umana.

Il processo di invecchiamento è un fenomeno naturale, e in quanto tale ha una sua normalità, e una sua deviazione dalla normalità. Un invecchiamento precoce è patologico tanto quanto un invecchiamento troppo prolungato. Per la Natura allora l'ambizione dell'uomo moderno di non invecchiare mai è patologico tanto quanto un desiderio di invecchiare prima. Ripeto, per la Natura. Ma per l'uomo?

Ecco come si risolve la contraddizione. Distinguendo ciò che un fenomeno naturale è secondo natura, e ciò che un fenomeno naturale è secondo la vanità umana.

L'uomo moderno, mettendo l'invenzione del denaro a guida della propria vanità e delle proprie potenzialità tecnologiche (dall'invenzione della virtualità cinematografica alla sua moderna digitalizzazione) si è costruito l'immagine di una realtà virtuale sempiterna dai connotati perfetti e vive l'invecchiamento come qualcosa di negativo, da contrastare su ogni fronte. E ciò è possibile grazie alla moda, all'alimentazione sintetica, al lifting...
E incredibile a crederci ma è così, per un raffinato transfer psicologico è possibile anche attraverso l'indebitamento delle nuove generazioni verso le vecchie.
Affronteremo questi aspetti in altra sede.

Tornando a noi. La malattia, sia essa fisiologica o patologica, deve essere ritenuta una condizione da curare e guarire nei limiti dell'etica scientifica, e ovviamente nella libertà di scelta terapeutica dell'individuo. Che si parli quindi di vecchiaia oppure di patologie in senso stretto, curarsi deve essere un libero diritto, ma anche un dovere da esercitarsi in scienza e coscienza,  rispettando la natura oltre che la propria persona e la collettività. Questo è un traguardo ancora lontano nel XXI secolo. Poiché come abbiamo accennato su, la malattia è un business finanziario di fatto svincolato da diritti e doveri etici (vedi l'impatto ambientale della medicina, la politica del mondo della ricerca, l'industria della carità...).
Invece è un traguardo ormai abbastanza consolidato ritenere che il malato non deve essere oggetto di discriminazione. Almeno sul piano teorico. E ora discuteremo di questo.










Il malato, una realtà ipocrita. 


Che il malato non debba essere oggetto di discriminazione... è davvero un traguardo consolidato nella società moderna? Innanzitutto, perchè mai discriminare i malati?
La malattia in sè non è mai stata una cosa di cui l'evoluzione naturale...si vanta. Per ovvie banali ragioni. La natura identifica e circoscrive ciò che è ammalato, lo ripara se è possibile e lo isola in caso contrario per evitarne la riproduzione. Pena (in extremis) l'estinzione.

E' d'obbligo ora richiamare attenzione a non mistificare il concetto di malattia con quello di diversità. Avere una malattia che ci fa funzionare in modo anomalo, non significa semplicisticamente avere organi che funzionano in modo diverso. La diversità anzi è prerogativa di evoluzione ed è proprio la comprensione del limite tra la diversa variabilità della funzionalità di un organo e la perdita di tale funzione, la scoperta importante di cui ogni persona deve prendere consapevolezza. Questa scoperta è l'unica via per comprendere il significato della propria esistenza e amorevolmente accettarlo.
Ecco perchè è fondamentale la comprensione della curva di Gauss come guida alla portata di tutti per la comprensione della realtà che viviamo.

Riscontriamo quindi che la natura valorizza la diversità funzionale (vedi deviazioni standard) poichè garantisce la risposta idonea alle modificazioni ambientali, e quindi la sopravvivenza. Ma tutto ciò che supera il limite della diversità tale da compromettere la funzione, diventa patologico ed è isolato. Emarginato.

C'è poco da fare. L'essere umano è ancora schiavo di questo istinto di sopravvivenza innato. Primordiale quanto la prima cellula da cui si è evoluto in milioni di anni. E così come per migliaia di anni si sono isolati lebbrosi e invalidi all'insegna anche di giustificazioni metafisiche come " il peccato", oggi ancora confiniamo portatori di handicapp o ammalati di AIDS.

"Non sono normali". Questa è la motivazione alla base di questo atteggiamento. Che fino alle scoperte della microbiologia moderna da un punto di vista preventivo delle malattie infettive, poteva anche avere un risvolto positivo da questo punto di vista. Oggi però no. E dobbiamo riflettere bene su questo atteggiamento.
"Non sono normali...non funzionano bene" è l'istinto che ha portato all'identificazione e al confinamento anche degli omosessuali. Derisi e denigrati in modo insulso e meschino. Esattamente come lo sono stati per millenni, e lo sono ancora oggi in molti contesti, i portatori di handicapp, e non da ultimo le persone vecchie in genere. "Non funzionano più bene". E le mettiamo da parte.

Ma questo istinto è stimolato dal contatto con qualsiasi malattia cronica. Che sia un diabete, o un tumore, o un insufficienza renale cronica... la paura atavica è di essere "contaminati". E nonostante le apparenti formule di perbenismo "poverino, che pena!" da queste persone ci teniamo a dovuta distanza confidenziale.
L'essere umano esige sentirsi normale. L'uomo moderno perfettamente normale. E tutto ciò che desta anche solamente sospetto che non lo sia, viene emarginato.

Personalmente credo che l'interpretazione che l'omeopatia moderna conferisce alla malattia come stato costituzionale universale dell'esistenza biologica (per cui tutti siamo ammalati, dalla nascita alla morte) sia una  rivoluzione epocale positiva per superare questo istinto primordiale.
Comprendendo questo approccio, si può facilmente dedurre che se la fobia per la malattia in passato quando eravamo più scimmie che uomini ha avuto uno scopo evolutivo preventivo, oggi che siamo più uomini che scimmie (ci sentiamo già Dio ma la strada per essere uomini veri è ancora lunga) sta compiendo danni esistenziali più disastrosi di qualsiasi malattia infettiva del passato da cui ci siamo difesi con questo istinto precauzionale.





L'omosessualità dramma interiore, l'omofobia piaga sociale.


Essere affetti da disturbi della sfera riproduttiva significa andare incontro a ridicole pesanti spettacolarizzazioni sociali. Impotenza sessuale, frigidità, eiaculazione precoce si prestano bene come potenziali substrati di sottili barzellette. Non lo saranno mai il diabete, l'insufficienza renale o i tumori.
Questo ha a che fare con l'istinto di competizione che mette la sessualità in prima linea sulla dominanza territoriale in attualissimi contesti sociali, in primis il lavoro. Ironizzare su deficit di funzionalità sessuale alimenta l'ego mimando una virtuale posizione di dominanza in chi fruisce di questo sarcasmo.

Innegabile che questo habitus mentale abbia inghiottito anche il tema dell'omosessualità. Con connotati drammatici. Perchè mentre verso altri disturbi sessuali si arriva a scherzare ma mai con cattiveria celando uno scaramantico rispetto, il carattere velato, sfumato, ambiguamente organico della deviazione omosessuale fa sì che su di essa si sfoghi una ignobile cattiveria.

Cattiveria gratuita e ignorante, quella dell'omofobia che non può trovare alcuna giustificazione. In alcun momento storico. Oggi più che mai nell'era dell'informatica, dell'informazione globale.
Trova invece giustificazione tutta la rabbia e la frustrazione che emerge dalla voglia di riscatto di normali cittadini ammalati (ora sappiamo che non è una contraddizione) contro tanta malignità e discriminazione sociale. Purtroppo sono rabbia e frustrazione che sfociano spesso a loro volta in arroganza e disprezzo, tale è l'ossessiva pretesa di non essere ritenuti diversi.

A titolo personale io stesso mi scuso se questa disamina susciterà tale risentimento essendomi permesso di esprimere queste stesse definizioni.
Ma come sopra accennato l'ho fatto per far luce in scienza e coscienza su cognizioni di causa per andare oltre tabù, pregiudizi, ignoranza e antichi istinti più vicini all'animale che all'uomo. Perchè purtroppo sono fonte di odio e scontro sociale. Questo è solo un personale contributo intorno a soluzioni intellettuali per superarle.







L'omosessualità ...potenziale cura dell'omofobia?

Considerazioni personali



Credo che la fine di ogni omofobia sia in mano all'onestà intellettuale degli omosessuali, giacchè di intellettuale un omofobo ha ben poco ed è perciò causa persa cercare di sensibilizzarlo sul tema.

Tra l'altro è indiscutibilmente dimostrato e dimostrabile che chi vive inclinazioni sessuali deviate ha sensibilità e intelligenze tendenzialmente straordinariamente sopra la media. E questo pure è istinto di sopravvivenza in chi convive con i drammi, ma non approfondiamo oltre.
Voglio permettermi quindi di esprimere una convinzione. Qualora fosse serenamente accettata amorevolmente dagli omosessuali la propria condizione di non normalità, in modo del tutto naturale come è naturale che sia, perchè è una cosa naturale, senza la pretesa di essere ritenuti normali su un aspetto che normale in natura non è, giusto per sfidare l'ignoranza di chi con cattiveria prova gusto pervertito a denigrare le diversità in genere (gli omofobi), ebbene in quel momento esatto quell'ignoranza, quella cattiveria, quelle perversioni scemeranno. Da sè. Forse non in modo immediato, forse molto lentamente, ma sono convinto che scompariranno.

Perchè l'omofobo non si cura delle definizioni sapienti, dell'amor di scienza, della consapevolezza degli eventi naturali. L'omofobo ha un solo scopo: veder soffrire.
L'obiettivo dell'omofobo è umiliare, e lo appaga vedersi davanti persone scoppiare di rabbia per essere considerate per ciò che sono. Ciò gli è permesso dal fatto che il senso comune ha trasformato una semplice naturale e universale definizione (essere non-normali, essere malati) in offesa. Ebbene essere non-normali non deve più essere ritenuta un'offesa. Perchè è una condizione universale da accettare con amore fraterno.

Quindi personalmente sono convinto che l'intelligenza e la sensibilità degli omosessuali sia l'unica cura contro la piaga sociale dell'omofobia. Arma che può confinarla e radicarla rendendola a sua volta un fenomeno autolimitante.
Se il mondo omosessuale cogliesse questa importante sfida, smettendo di soffrire per una condizione naturale accettando la naturale definizione di se stesso, smettendo quindi di reagire incoscientemente a un disprezzo subito, e iniziando invece a reagire ad esso coscientemente e scientificamente (scienza e coscienza sono le uniche vie della serenità)  sarebbe l'esternazione di un processo etico-sociale straordinario. 

Concludo quindi ripetendo di aver trattato qui questo ostico e delicato argomento mosso dalla profonda speranza che il tema dell'omosessualità cessi di essere pretesto di scontri di civiltà. Soprattutto nell'attuale periodo storico in cui l'autorità oligarchica che ci governa, pur di preservare i propri privilegi, è pronta ad alimentare qualsiasi strategia di tensione sociale.

Mentre un popolo di persone che impara a comunicare per far rispettare e apprezzare reciprocamente le proprie diversità, è il fondamento di quella condivisione che pone fine a ogni supremazia di uomini verso altri uomini.







Le inclinazioni sessuali. Normalità e naturali deviazioni


Per finire analizziamo in modo schematico come si manifestano le inclinazioni sessuali in natura al fine di sfatare generalizzazioni e approssimazioni ambigue spesso frutto solo di insulso perbenismo, ma che fanno perdere il senso della realtà. Recuperiamolo e riabbracciamolo con rispetto.




L'eterosessualità è l'inclinazione sessuale normale in natura. Gli individui si sentono sessualmente attratti dal sesso opposto. Ciò prevede che il corredo genetico sessuale (cromosomi sessuali femminili XX, maschili XY) si sia trasmesso ed espresso in modo corretto. Prevede corretto sviluppo ormonale, comportamentale e sociale che riconduce all'identità di genere nell'infanzia. Prevede infine che la sfera psichica dell'individuo di qualsiasi età non sia traumatizzata da eventi che portano a deviare la sua normale inclinazione sessuale.

La bisessualità è attrazione sessuale verso entrambi i generi. Se è una situazione sporadica dai connotati istintivi indefiniti, è presumibile che sia una compromissione prettamente psicologica. Se invece è una condizione persistente vissuta fin dalla maturità sessuale è presumibile che ci sia una componente comportamentale determinante.

L'omosessualità è attrazione esclusiva verso lo stesso genere. Il comportamento sessuale è privato della normale funzione attrattiva verso il sesso opposto. Tale disfunzione coinvolge perciò qualcosa di più profondo della sfera psichica, riconducibile alla fase di sviluppo della personalità dell'individuo, quella fase in cui avviene l'identità di genere (prima infanzia).

La transessualità infine è una deviazione dell'inclinazione sessuale che ha radici ancora più costituzionali dell'omosessualità. L'individuo non si sente semplicemente attratto dallo stesso sesso, ma identifica l'intera propria personalità al sesso che geneticamente non gli appartiene. La compromissione psichica e comportamentale è evidentemente riflesso di un profondo imprinting sessuale alterato, o ipotetici shock epigenetici.