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L'uomo è un animale politico*...come la pecora?

17 aprile 2016

«La mia esperienza mi dice – ci ha spiegato il professor Nicola Piepoli – che la probabilità non è decisa dai sondaggi ma è decisa dalla popolazione italiana all’una circa, quando viene a sapere quanti sono andati a votare. È a quel punto che si decide se andare a votare o no».

C'è da rimanere sconvolti a leggere certe constatazioni da parte di uomini di scienza a distanza di qualche anno dall'edizione di "Duemila anni fa...fine della favola" dove si recita:
"Il popolo può mettere in croce chi predica l'amore, o acclamare imperatore un omicida sanguinario. Cosa non può fare un popolo... se solo ce ne rendessimo conto. Invece no. Il popolo non fa nulla..." etc etc.







C'è poco da fare, si sa, l'istinto di emulazione degli animali sociali, dal meno al più evoluto, è forte ed assodato per una questione di sopravvivenza. Ma c'è un fattore molto importante da leggere tra le righe di quell'esperienza scientifica del noto sondaggista, non palesemente dichiarata. Ossia che è il dato dell'affluenza trasmessa dai mass-media ad essere il punto di riferimento che vincola l'azione della massa, quella critica.

C'è poco da fare. Duemila anni fa, i popoli si recavano nei templi e seguivano le direttive dei loro capi branco, direttamente o indirettamente identificabili nelle autorità religiose, sapere indiscusso e indiscutibile. Questo è accaduto per millenni. Ma oggi? Escono forse i popoli occidentali dalle chiese le domeniche delle elezioni, e votano quello che i prelati proclamano con la predica? Beh forse in casi eccezionali accade anche questo, quando lo fanno trasparire.

Ma la massa, la massa critica occidentale, nel III millennio di certo non è più comandata dalle autorità religiose, bensì tele-comandata dalla religione del consumismo.  Nell'animale sociale uomo del III millennio  la mente e lo spirito sono tutt'uno con la mano che impugna un telecomando.
"
Non di solo pane si nutre l'uomo, ma di tutto ciò che esce dal tubo catodico"...potremmo profanare.

Il suo spirito critico non può che essere riflesso preciso e fedele di quello rappresentato come media-di-massa dal mass-media (sofisticato gioco di parole quanto l'impalcatura sofistica su cui regge l'intero sistema). Non adeguarsi ad esso significa provare la poco rassicurante sensazione di sentirsi fuori dal branco, pecore nere a prescindere, al di là della sensatezza, della ragionevolezza, della bontà, dell'onestà. Non adeguarsi ad esso significa paura, terrore, solitudine... sensazioni insopportabile per un animale sociale.

Insomma c'è molto in questo studio statistico. C'è una favola lunga duemila anni, ma c'è anche il complesso ingranaggio istintivo-razionale (inconscio-conscio) dell'Ipse dixit, non una favola ma un percorso che pure dura da millenni e cui rimando per non rendere troppo pesante questa riflessione già stracolma di approfondimenti.





Tuttavia lo scopo di questo post non erano analisi o approfondimenti fine a se stessi come quasi sempre si è proposto Ma guarda e passa. Lo scopo è confidare uno stupore enorme. Quello derivato dalla constatazione, con osservazioni scientifiche alla mano da parte di un esperto del settore, che l'uomo occidentale a distanza di appena due generazioni da chi ha vissuto catastrofi belliche mondiali in nome di un diritto di voto democratico, ancora non ha acquisito alcuna consapevolezza sul suo significato, sul suo valore, sulla sua sacralità.

Tutto da rifare? Servono forse altre catastrofi?
Oggi si vota. Ne uscirà un'osservazione importante per una risposta a riguardo.









*L'uomo è un animale politico citazione riferibile ad Aristotele nella sue opere politiche

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