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Calamità naturali, lotterie, donazioni, e natura del denaro

01 settembre 2016


Sempre alta l'allerta dell'essere umano verso terremoti, tsunami, esondazioni, frane, e sconvolgimenti idrogeologici di ogni sorta. Soprattutto da quando la sua economia, da semplice disciplina che mira alla sussistenza, negli ultimi secoli si è trasformata in economia del profitto finanziario.
L'indotto derivante dalle catastrofi ambientali è incalcolabile. La distruzione comporta sempre richiesta di investimenti per ricostruire, ma non solo. Il caos generato, per repentinità e imprevedibilità, è destabilizzante anche per il sentimento collettivo. Un'ottima occasione insomma in cui la comunità si sente impotente, inerme, e fatalmente dipendente dalle istituzioni, gli "organi competenti", dai quali avere aiuto per tornare a sussistere.

L'economia della finanza poggia su binomi certi: distruzione-ricostruzione, frustrazione-appagamento, uso-consumo. Per eccellenza le calamità ambientali offrono queste situazioni.

Bastano queste ragioni per comprendere perché, all'alba dell'era informatica, di internet e dell'automazione robotica, la società umana non sfrutti e non potenzi gli straordinari strumenti di prevenzione e difesa da qualsiasi calamità naturale. Semplicemente non conviene alla finanza.

A valutare invece l'efficacissimo meccanismo di raccolta fondi puntualmente innescato a danno avvenuto, il gioco si fa interessante, in tanti sensi, azzardo compreso. Cosicché passando per donazioni e lotterie, le calamità ci aiutano a capire a fondo il dramma esistenziale dell'essere umano nell'attribuire valore alla realtà.

Pensiamo al senso delle lotterie. Si contribuisce a creare un montepremi con le giocate della collettività, da ridistribuire in modo esclusivo e selettivo: ossia pochi e relativamente elevati premi, ricavati da tanti e relativamente bassi contributi (le giocate).
Con le donazioni di beneficenza avviene la stessa identica cosa: tantissimi bassi contributi, per poche elevate elargizioni.
Cosa differenzia le prime dalle seconde? Fondamentalmente nulla, perché il loro movente è la medesima illusione: risolvere problemi tramite il denaro.

Due meccanismi identici dunque, eppure con scopi diversissimi. Riflettiamoci ulteriormente.
Per quale motivo i montepremi delle lotterie non sono tanti e mediamente alti, invece che pochi ed eccezionalmente elevati? Il motivo è semplice. Ciò comporterebbe una ridistribuzione dei redditi, e il potere finanziario della collettività progressivamente si livellerebbe.
Ma questa è la direzione opposta della volontà delle massime istituzioni negli ultimi 20 anni, togliendo ai popoli la sovranità monetaria e imponendo ogni sorta di austerità e tagli di fondi al sociale e alla famiglia, stampando per contro montagne di carta moneta e titoli finanziari per le speculazioni di pochissime lobby (non da ultima quella del gioco d'azzardo).

Le lotterie quindi poggiano la loro fortuna sulla forbice del potere finanziario delle persone. Più la collettività è povera finanziariamente, più brama alla vincita di ricchi premi. Questa è la ragione per cui, in tempi di recessione e depressione le lotterie hanno successo. Tutt'altro che paradossale. Anche perché il meccanismo è perfetto per alimentare il suo circolo vizioso: poche ricche vincite aggiungono solo qualche sporadico riccone alla massa che si impoverisce sempre più (per creare con le sue giocate quello sporadico riccone).
Il tutto esita in un sistema socio-finanziario perverso che si auto-alimenta fino all'esasperazione. Oggi riscontriamo governi dello Stato dirigere in modo apatico la piaga del gioco d'azzardo sulle spalle di popoli sempre più schizofrenici (vedi il business della ludopatia stessa).

Questa conduzione pervertitocratica della finanza è l'esito della privatizzazione della sovranità monetaria. Il fatto che il denaro non sia più di proprietà dello Stato (ossia dei cittadini che esso impersona attraverso le istituzioni politiche) ma di proprietà delle istituzioni che emettono la moneta (ossia le istituzioni bancarie) ha reso possibile la trasformazione dei "monopoli di Stato" (tra cui le casse delle lotterie) in speculazioni di lobby private.

Uno Stato con sovranità monetaria, distribuirebbe il proprio "monopolio" attraverso l'emissione di redditi di cittadinanza esattamente con lo stesso meccanismo di una lotteria con tanti premi di media entità (i redditi di cittadinanza appunto) e basse giocate (come tasse e contributi). Ovviamente questo è possibile solo se il monopolio è realmente statale (di tutti) e si stampa moneta in base all'esigenza di tutti, anche a costo di creare un debito statale (di tutti) fittizio in quanto i cittadini, in quanto Stato, avrebbero solo con se stessi (un debito letteralmente solo sulla carta).

Purtroppo la facoltà di stampare moneta in Italia non è più dello Stato dopo l'entrata in zona euro, ma della BCE (che addirittura chiede interessi sui debiti nazionali dopo averli acquistati!). In pratica la sovranità monetaria è stata privatizzata e anche il gioco d'azzardo, come tutta la spesa pubblica, funziona come meccanismi un bel po' diversi.

Tasse e contributi sono versati in modo spropositato dai cittadini che non ricevono alcun servizio di ritorno, o ne ricevono solo l'apparenza, esattamente come in una lotteria dove alte giocate hanno premi con bassissima probabilità di vincita (...con l'apparenza del "ti piace vincere facile?"). Ad arricchirsi di quei risparmi "donati" (tramite tasse, contributi, o giocate) sono quindi le partecipate pubblico-private di questo diabolico giochetto (siano esse lobby del gioco d'azzardo, siano esse lobby partitiche, che talvolta coincidono).



Ma oltre il danno la beffa emerge nel frangente di una calamità naturale. I cittadini stessi, già impoveriti dalla situazione socio-economica diretta con questi meccanismi perversi, sono chiamati a risolvere il problema di nuovo di tasca propria, gli uni verso gli altri, di nuovo con il medesimo meccanismo di un gioco d'azzardo mascherato da beneficenza illusoria, allo scopo di canalizzare i risparmi superstiti, di nuovo, nel medesimo contenitore delle speculazioni di pochi "gestori".
Tante donazioni dunque per creare un grande montepremi da evolvere ai bisognosi... dicono.

Purtroppo sono così assuefatti i cittadini da simile trucco socio-economico, che esattamente come avviene per i malati di ludopatia, continuano imperterriti senza mettere in discussione niente e nessuno a pagare ciò che hanno già pagato e ripagato (sia essa una tassa, una giocata, o una donazione).
Tanto le regole del gioco sono quelle e sono così consolidate nella loro mente malata, che davanti all'opportunità di cambiarle dentro una cabina elettorale, rimangono a casa o addirittura rivotano chi li ha fatti ammalare.






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