=

Traduci

Cerca nel blog

Babbo Natale, il rock e la sodomia: tre fenomeni di distruzione di massa

15 dicembre 2025


La premessa di questa disamina sarà partire dalla conclusione: in che senso questi tre distinti fenomeni sociali-antropologici devono essere considerati fenomeni di distruzione di massa, alla stregua di un’arma?

La “distruzione di massa” è un concetto che ha preso origine dall’evoluzione delle armi da fuoco nella prima metà del XX secolo, quel Novecento che per pura questione di progresso tecnologico, non di inclinazione umana, ha partorito le prime due guerre mondiali della storia dell’umanità, con la decimazione di decine di milioni di individui nell’arco di appena un trentennio.
Da notare però che l’arma di distruzione di massa per eccellenza da allora è considerata quella atomica, che fu sperimentata per la prima volta al termine del secondo conflitto mondiale. A fronte di un totale di quasi 70-90 milioni di morti tra il 1914-1945, caduti sotto armi da fuoco per così dire tradizionali, le due singole bombe atomiche cadute in due giorni distinti nell’agosto del 1945 si stimano responsabili di 150-250 mila morti.
Da specificare infine che in entrambi i due conflitti mondiali le vittime civili sono state il 60% circa delle vittime totali, mentre le vittime civili delle due atomiche furono praticamente il 100% .

Alla luce di questi numeri e soprattutto di quelli delle guerre successive, l’azzardo della sperimentazione dell’arma atomica sembra aver cambiato la storia dell’umanità in modo paradossale.
Perché se da una parte dapprima i vincitori e successivamente molte altre potenze in giro per il globo si dotarono di arsenale atomico, come deterrente o per rincorsa a una supremazia militare, ebbene pur non essendo state mai più usate a causa delle note conseguenze globali, le guerre con armi tradizionali nei decenni successivi non si sono certo risparmiate, e non serve analizzare le percentuali per ipotizzare che le loro vittime siano sempre state, in maggior parte, civili.

Cosa possiamo già dedurre dunque da questa fenomenologia? Evidentemente che dalle 8.15 del mattino di quel 6 agosto 1945 di Hiroshima, chi governa l’umanità ha preso una consapevolezza ben precisa: ogni guerra sarebbe stata una potenziale occasione per decimare l’umanità.
Dall’altro lato invece non è ben chiaro quanto chi è governato abbia preso consapevolezza di come ogni guerra, da allora, sia occasione per appropriarsi come da tradizione di ricchezze e territori degli altri, ma anche per decimare l’umanità con le sempre più potenti armi tradizionali coperte dal deterrente nucleare, magari in modo fine a stesso ad esempio con moventi di genocidio mai passati di moda, magari con secondi fini economico-finanziari anche non strettamente vincolati all’acquisizione di ricchezze e territori. Ad esempio controllando la ricostruzione dopo la distruzione, i consumi di massa, la speculazione derivata da vincoli commerciali.

Ma alla luce di questa consapevolezza delle autorità governative accompagnata da una indefinita inconsapevolezza delle masse governate, le prime sembrano aver preso una ulteriore consapevolezza a discapito delle seconde. Ovvero che il controllo sulle seconde deve essere condotto sempre più svincolato da mezzi di coercizione fisica, quali sono sempre state le armi anche sotto la veste istituzionale dell’ordine pubblico.

Questo perché dalla seconda metà del Novecento, qualora il malcontento popolare verso le autorità si fosse manifestato in stile rivoluzione americana o francese, di mezzo non ci sarebbero più state barricate con moschetti e spade. Ma armi di distruzione di massa.


La coscienza collettiva quindi in epoca post-atomica ancor più rispetto al passato doveva evolvere sotto stretto controllo delle istituzioni esistenti, pena la loro sopravvivenza. Doveva, e si poteva. Come ha dimostrato l’uso dei moderni mezzi di comunicazione di massa sviluppatisi di pari passo alle tecnologie militari. Regimi totalitari e democratici nella prima metà del Novecento, per indottrinare ideologicamente o veicolare consumi e tendenze, hanno fatto a gara su chi meglio ha sperimentato i primi prodotti cinematografici e radio-giornalistici, poi sintetizzati e condensati nella seconda metà del Novecento nello strumento rivelatosi strutturalmente antenato dei moderni smartphone, ovvero la televisione (cosa sono gli smartphone infatti se non televisori portatili, più che mai dopo che il marketing pubblicitario finanziario si è infiltrato nel social-network?). 


E’ in questo quadro sociologico che una figura folkloristica prima, una moda musicale poi e infine un’inclinazione sessuale, possono essere considerati fenomeni di annientamento dell’individuo e della collettività.
Addentriamoci in ciascuno di essi tentando una loro comprensione antropologica dalle rispettive angolature spirituali, culturali e anatomofisiologiche, evidenziandone una loro successione storica, progressiva e integrata.

 

Babbo Natale. Fenomeno pseudo-cristiano incubato dalla mentalità materialistica della rivoluzione industriale, e partorito alla fine della successiva epoca coloniale-positivista ottocentesca, nota come Belle époque.

Personaggio immaginario disegnato da due grafici a tavolino a fine ‘800 (T.Nast, C.C. Moore, 1881, fonte Wikipedia Babbo Natale), come rievocazione folkloristica della figura di un anziano con la barba che porta doni ai bambini, associato a San Nicola, vescovo turco del IV sec e venerato nei paesi anglosassoni come Santa Claus (Sinterklaas), equivalente talvolta a San Martino (in Belgio) e San Basilio (in paesi cristiani ortodossi dell’Est Europa).
Questa figura richiama anche un’antica credenza germanica che prevedeva che nel solstizio d’inverno il dio Odino facesse una battuta di caccia con i guerrieri morti, e i bambini lasciassero nel camino calzari pieni di paglia e verdure per sfamare il cavallo del dio, ritrovandoli poi riempiti di dolci e regali.
Altre antiche tradizioni germaniche raccontano di un uomo santo, poi identificato con San Nicola, alle prese con un demone che terrorizzava i bambini (equivalente della figura folkloristica de “l’uomo nero”), e che una volta vinto e convertito portava loro dei doni.

In epoca contemporanea, a partire dai primi decenni del ‘900, l’industria multinazionale ha quindi utilizzato la figura di Babbo Natale per pubblicizzare prodotti di consumo si massa, raffigurandolo nel modo ad oggi conosciuto in Occidente. In questo processo la tradizionale veste verde delle raffigurazioni ottocentesche, come nei “Canti di Natale” di Charles Dickens, divenne rossa in tinta con prodotti quali ginger e coca-cola.

Questa evoluzione consumistica della figura di Babbo Natale è sincrona agli usi e costumi della Belle époque, quando l’Europa si ritrova davanti alla sfida di controllare o meno il consumo di massa di droghe leggere e alcool, espediente contro la depressione collettiva da eccesso di benessere materiale a fronte di impoverimento spirituale e morale (come testimoniato dal filone letterario dei Poeti maledetti) con grandi contraddizioni e squilibri socio-economici, sfociando nella Grande Guerra del ‘15-18, il proibizionismo, e la crisi del ’29.

La figura di Babbo Natale attraverso questo percorso mai interrotto fino ad oggi di una crisi di valori religiosi, etici, finanziari, risulta quindi metafora del degrado del simbolo per eccellenza del Cristianesimo (la Natività di Cristo), rimpiazzata da una figura promozionale per il consumo di beni tossici sotto molteplici punti vista, da quello nutrizionale a quello ambientale passando per quello esistenziale.

Oggi che il cerimoniale religioso del Natale in Occidente è categoricamente messo in secondo  piano rispetto ai cerimoniali consumistici quali regali di natale, viaggi vacanzieri natalizi, alberi di natale e addobbi vari, paradossalmente il personaggio tanto pagano quanto cristiano che rappresentava anticamente una vittoria del bene sul male, è divenuto un simbolo che rappresenta la vittoria del male sul bene, ovvero del valore fittizio (finanziario) sul valore reale.

Un aspetto su cui vale la pena riflettere è il piano psico-pedagogico su cui questo simbolo impatta prepotentemente nei bambini in senso stretto e nella relazione genitori-figli in senso lato.

In senso stretto nella mente dei fanciulli mistifica il significato della “libertà di sognare” con l’“imposizione di illudersi”.
Babbo Natale risulta infatti una storia di fantasia inventata a tavolino dagli adulti cui i bambini però devono credere sia reale a prescindere per volontà-necessità degli adulti, i quali sfruttano il potere delle evocazioni magiche negli infanti, per sentirsi in pieno governo della loro fiducia spontanea, totale, disinteressata.
Imponendo di credere sia reale una favola inventata a tavolino, l’adulto si sente in primis potente della capacità di illudere a proprio piacimento la propria creatura, e in seguito quando prima o poi quella illusione sarà sfatata (dalla società o dal genitore stesso) il genitore si sentirà potente pure di una facoltà consolatoria sulla triste realtà scoperta, quando invece quella è la realtà vera e propria, appositamente velata da illusioni per rafforzare, fin dalla tenera età, rapporti di sudditanza ideologici, base per future sudditanze esistenziali, in senso lato, tra generazioni.
Tutto ciò poiché al genitore non basta la sola sudditanza biologica, consapevole che essa è destinata altrimenti a terminare naturalmente in età matura del figlio senza creare alcuno shock emotivo, ideologico, esistenziale.

Ma questa dinamica sarà persino propedeutica per quel bambino per i successivi rapporti di sudditanza cittadino-autorità, essendo i poteri autoritari artefici di stati di necessità fiscali burocratici fittizi del cittadino (prevalentemente di natura economico-finanziaria), su cui speculare illudendo e disilludendo a proprio piacimento e convenienza.

La favola di Babbo Natale risulta quindi una sorta di imprinting infantile attraverso un meccanismo di sofisticazione dell’innata capacità di sognare con una sofisticata capacità di illudersi, al fine di creare un sentimento di frustrazione sulla realtà, e senso di tradimento da parte della realtà, base per futuri vuoti esistenziali, e disorientamento dei personali punti di riferimento etici e morali.

Su scala globale questo fenomeno individuale ha attuato un vero e proprio transfer di valori spirituali-religiosi in valori materiali-edonistici, spostando l’attenzione dal “perché credere in Gesù Cristo?” al più facile “credere in Babbo Natale!”, sostituendo il valore di una pesante, critica e discutibile domanda esistenziale, con una risposta leggera, indiscutibile, già confezionata, pronta all’uso-consumo.

 

Il fenomeno rock. Fenomeno pseudo-artistico scaturito in epoca post-atomica nel secondo novecento, conseguentemente alla rivoluzione cinematografica della società nel primo novecento.

Innanzitutto, perché mai pseudo-artistico? Essenzialmente il “rock” è un fenomeno elettrico applicato a uno strumento principalmente a corde e amplificato fonicamente, in grado di generare sonorità con impatto neuro-psico-emotivo potenzialmente devastante, in grado di creare fenomeni di isterismo di massa che antropologicamente ricalcano in modo coerente la fenomenologia della nascita della tragedia greca descritta da Nietzsche, ove il carico emotivo però risulta intensificato in modo proporzionale al potenziale elettrico coinvolto.

L’artificio tecnologico alla base di questo fenomeno non dovrebbe essere confuso con l’espressione artistica che ne è derivata lungo i decenni, e assai variabile in stili, generi e forme, nel momento storico e nello spazio geografico contestuali.
Canoni estetici e concettuali di tale espressione artistica non sono oggetto di questa disamina, che non è una critica dell’arte, ma una critica di psicologia sociale e commerciale di quel fenomeno.

Sulle masse, nel Primo Novecento, era già stato sperimentato l’effetto dell’informazione via onde elettromagnetiche, a partire da quelle dello spettro radio per un’informazione acustica di massa, e dello spettro luminoso per un’informazione di massa visiva, ovvero strumenti radio e cinematografici, separati e poi combinati nello strumento radiotelevisivo.
L’impatto emotivo di tali novità “informatiche” è stato in grado di manipolare mentalmente milioni di persone, tanto efficacemente da renderle disposte, per futili motivi, a massacrarsi in ben due conflitti mondiali, contando 70-90 milioni di morti in appena 30 anni.

Nel Secondo Novecento quindi il potere evocativo su istinti e razionalità umana di determinati strumenti di informazione di massa era già scientificamente dimostrato e controllato.
L’applicazione dell’effetto elettrico a strumenti musicali fu introdotto in un momento storico di pace globale post-atomica dopo la catastrofe umana globale dell’epoca precedente, e risultò quindi strategica per conservare ed emancipare “pacificamente” il nuovo controllo governativo sulla psicologia di massa appena sanguinosamente conquistato.

Pacificamente nella forma, ma nella sostanza con i medesimi riscontri di un’economia di guerra, in termini di annichilimento psico-emotivo dell’individuo e di destrutturazione sociale.
Infatti, le atmosfere evocate dal fenomeno strumentale elettromagnetico “rock” si sono combinate perfettamente con le atmosfere da realtà aumentate della psiche sotto effetto di alcool e droghe.
Quelle sostanze sperimentate in massa in Occidente fin da fine ’800 sia a scopo ricreativo che a scopo militare (quali cocaina, alcol, assenzio, oppio, morfina, amfetamine), a partire dagli anni ’50 del secolo scorso sono risultate perfette per l’evasione mentale (trip, estasi artificiale) dalla nuova realtà vissuta in boom economico post-bellico, di un’epoca che possiamo considerare una sorta di “analogica nuova belle époque” (decenni ’50-’80).

Sul piano creativo, risultò quella una realtà vissuta da cui sentire sempre più il bisogno di evadere, poiché appositamente resa, da politiche economiche e sociali mirate, sempre più monotona, vuota di opportunità lavorative misurate sul valore umano invece che sulla esclusiva speculazione del reddito finanziario, quindi realtà indirizzata solo a profitti lobbistici-istituzionali (fatturati e PIL), ove scopi superiori di solidarietà, condivisione e partecipazione sono sponsorizzati limitatamente a finalità di marketing.

Sul piano ricreativo, di riflesso, risultò una realtà vissuta senza altra alternativa da fruire oltre alla virtualità pseudo-artistica preconfezionata a tavolino in prodotti video-sonori di intrattenimento, promossi e finanziati come unico modello ideale di realtà da sperimentare, ovviamente fruibile a pagamento.

Realtà vissute, dunque, rimpiazzate da realtà virtuali, con una convenienza biunivoca.
Per il cittadino-consumatore-spettatore la somministrazione è passiva, sperimentabile solo con i sensi, e non richiede impegno intellettuale e dedizione spirituale (come richiederebbe qualsiasi altra attività pratica attiva, dove interesse, impegno e spirito critico si seminano, si coltivano, si raccolgono, si condividono).
Per le autorità governative-commerciali dall’altro lato, il prodotto artistico vero e proprio scaturito dal fenomeno pseudo-artistico, emergendo dal singolo talento vincolato a contratto esclusivo con i circuiti mass-mediatici monopolizzati da poche istituzioni e multinazionali, può essere facilmente protetto e monitorato senza alcun inconveniente, prima di essere standardizzato e venduto.
 

Il fenomeno rock con queste potenzialità è stato indirizzato quindi a innescare disastri sociali e sanitari. 

Innanzitutto veicolando messaggi subliminali per mettere in crisi sistemi di valori universali all’insegna dell’anticonformismo, sponsorizzando paradossalmente il pensiero di un unico conformismo ai cliché dell’informazione di massa: conformismo alle disinibizioni sessuali, conformismo alla mercificazione del corpo, conformismo a mode e tendenze anarchiche e libertine decise a tavolino dalle multinazionali del marketing, e promosse dagli idoli dello star-system a loro libro paga.

Un’espressione artistica tecnologicamente avanzata è diventata in questo modo veicolo per infiltrare nuove ideologie, con nuovi sistemi di valori etici e morali, nuovi consumi, contro i più elementari principi di prevenzione igienico-sanitaria: si pensi alla promozione pubblicitaria di bevande alcooliche e tabacchi tra gli anni ‘60-’90, alla propaganda di libertà sessuali con conseguente piaga di pandemiche immunodeficienze acquisite, concomitanti a un consumo sempre più globalizzato e localizzato di droghe leggere e pesanti, di cui i più perfetti testimonial sono stati ovviamente gli idoli del rockstar-system.

Cavie questi ultimi per operazioni di dissonanza cognitiva di massa, in quanto vittime fisicamente di questo sistema tossico, e primi attori nelle campagne di sensibilizzazione contro quei medesimi prodotti tossici.
Questo per la lucida consapevolezza della macchina finanziaria multinazionale con i fili del sistema, che il business di quei consumi può essere alimentato dai fan che imitano in massa i vizi e gli stili di vita dei loro beniamini, salvandosi contemporaneamente l’immagine sensibilizzando a fare il contrario in qualche evento, raccolta fondi o campagna contro quei veleni.


La Sodomia. Fenomeno pseudo-copulativo privo di finalità riproduttive, nato in epoca antica come pratica di tortura ed evoluto come perversione sessuale lungo la storia della società umana.


Criminalizzato o tollerato a seconda dei contesti geografici e temporali, dibattuto in epoca contemporanea post-moderna con la promozione ideologica occidentale di multiple identità di genere, coerente con l’istituzione di una società digitale “fluida” (Z. Bauman). Proseguendo sul piano storico-tecnologico analizzato per il fenomeno rock, l’informazione via onde elettromagnetiche è evoluta in epoca post-moderna oltre lo spettro delle onde radio e del campo visibile delle tecnologie analogiche novecentesche, utilizzando lo spettro delle microonde nelle tecnologie digitali del XXI secolo.

Compare internet a fine anni ’90 come tecnologia di nicchia intellettuale, e non scompare più, divenendo fruibile a portata di mano 24h in circa un decennio. Perfetto per un potenziale indottrinamento permanente aggiornato in tempo reale, e manipolazioni mentali su larga scala dirette, personalizzate, in divenire con l’utente che cerca risposte e certezze illudendosi siano soluzioni a paure, angosce, vuoti esistenziali innati, mentre come da tradizione novecentesca consolidata, sono create a tavolino da chi controlla la fonte di quelle creazioni, e vende quelle soluzioni.

Soluzioni-risposte a problemi-domande infatti creati di proposito con politiche finanziarie mirate, con il valore aggiunto della fluidità: soluzioni-risposte cioè fatte apparire temporaneamente realistiche, in alta definizione, sotto forma sia di contenuti virtuali di intrattenimento piacevoli, gratificanti, rassicuranti, da aggiornare fluidamente su uno schermo non appena risultano noti, passati, noiosi. Sia sotto forma di contenuti reali in pratici interventi sociali, sanitari, militari (ad esempio bonus economici, trattamenti sanitari obbligatori, strumenti di controllo sociale o di sicurezza armata, possibili da monitorare e attuare solo con una capillare rete informatica digitale).

Tra gli anni ‘90-2020 con l’introduzione dei suddetti contenuti virtuali digitali si vive in Occidente una sorta di “digitale nuovo decadentismo”,  in linea con una sindrome collettiva globale da depressione-apatia-schizofrenia (già definita sindrome DAS teorizzando la pervertitocrazia, 2015).
Sindrome a quanto pare a decorso acuto-subacuto in progressione dagli anni 2020 ad oggi, tra globali pandemie para-scientifiche, riarmi multi-nazionali di eserciti sia regolari che mercenari in vista di potenziali terze guerre mondiali, istituzionalizzazioni di aborti precoci da pillola del giorno dopo e suicidi assistiti.

Nella società fluida rimane consolidata la simbiosi, emotivamente avvincente e mentalmente stravolgente, tra atmosfere da realtà aumentate della psiche sotto effetto di alcool e droghe e fenomeni pseudo-artistici tipo rock-punk-grunge-trap. Ma si è andati oltre.
La crisi esistenziale indotta dalle interferenze artificiali di indottrinamento sulla naturale identità di genere, richiede interventi medici (trattamenti ormonali, psicofarmaci, cicli di sedute psichiatriche) e chirurgici (chirurgia estetica, chirurgia genitale).
Per cui, rispetto alla fine del II millennio, nella società fluida è notevole il salto di qualità-quantità riguardo la profondità di azione “informatica” ad ogni livello umano: individuale, sociale, finanziario, istituzionale.

Questo inquadramento socio-tecnologico della società fluida, con una realtà vissuta artefatta e artificiosa (quindi oltre il concetto di pseudo-artistico) riproposta in alte definizioni di “virtualità aumentate” parallele, è premessa necessaria per riflettere sul campo fisiopatologico del fenomeno socio-etologico cardine di questo modello: la sodomia.
In termini evolutivi oggettivi, si dimostra che la sodomia non può essere considerata atto fisiologico, ma patologico, poiché la natura ha evoluto in modo esclusivo e categorico separatamente gli orifizi estremi del cavo digerente (bocca e ano) procurando vitale piacere per una progressione in entrata-uscita unidirezionale di entità materiali-energetiche; oppure esistenziale dispiacere (con pericolo di morte) in caso sia forzata la direzione opposta.
Cosicché in condizioni psicofisiche sane (normali) risulta piacevole deglutire cibo, spiacevole vomitarlo; piacevole evacuare materiale biologico quali feci-urina, spiacevole trattenerli oltre il fisiologico necessario.

Per questi elementari criteri evolutivi, in condizioni naturali fisiologiche, è scontato ed evidente che risulta oggettivamente spiacevole e doloroso applicare una penetrazione su un orifizio programmato biologicamente per espellere (basti pensare alla proverbiale antipatia per una banale somministrazione farmaceutica in “supposta”).
Programma biologico, per consolidare questa vitale naturale direzione, quindi evoluto in mezzo miliardo di anni (comparsa degli Anellidi), e tuttavia negli ultimi millenni nella società umana si è sperimentato contrastare questa fisiologica predisposta direzione, probabilmente per ancestrali necessità di relazioni sociali di sudditanza psico-fisica (talvolta impropriamente spacciate per comportamenti di dominanza gerarchica animale, ma che qui non approfondiremo).

Questa sperimentazione che ha condotto l’umanità, in alcune realtà sociali, a percepire l’atto come godimento, deriva probabilmente da una deviazione viziata del fisiologico piacere sessuale del mondo animale, attraverso un cortocircuito neuro-psichico di cui ora si tenta una sintetica spiegazione fisiopatologica.
Risulta infatti che il circuito neurale vegetativo-psicologico alla base dell’istinto, dell’attrazione e dell’appagamento sessuale generato dai genitali, condivide la sede neuro-anatomica di quello delle ultime vie enteriche (segmento midollare spinale lombo-sacrale, vie di innervazione retto-urogenitali).

Cosa questa, evoluzionisticamente parlando, prodigiosamente sensata. Perché le due motivazioni biologiche cardinali di sussistere (nutrirsi-evacuare) e riprodursi, conveniva evidentemente che condividessero le medesime strutture anatomiche, trattandosi di apparati e organi con circuiti riflessi e meditati estremamente complicati e raffinati nel loro collaudo, ed evidentemente è occorso farli evolvere in modo singolo per una doppia funzione.
Quindi è altamente plausibile, e comprensibile, che la forzatura di un comportamento sessuale (quale la penetrazione) in una sede non sessuale (quale quella anale-rettale) generi, dopo discutibili indottrinamenti, addestramenti, o coercizioni, l’interpretazione viziata come piacere, di ciò che originariamente risulta spiacevole, oltre che inevitabilmente dannoso a un qualche livello macro o microscopico (per mucose, plessi emorroidali e linfonodali), e a un qualche livello psicologico inconscio andando contro l’evoluzione naturale psico-fisica dell’ultimo mezzo miliardo di anni.


Conclusioni

Il fenomeno Babbo Natale, il fenomeno rock e il fenomeno promozionale della sodomia come ideologia “fluida”, sono stati qui analizzati per mettere in luce caratteristiche che possono essere paragonate ad armi di distruzioni di massa, prendendo di mira, al fine di mistificarli e annientarli, valori universali come quelli etici e spirituali della religione cristiana, dell’arte intesa come fonte di catarsi individuale e collettiva condivisa, e dell’intimità sessuale in senso fisiologico.
Attraverso questi tre canali l’individuo, e di riflesso la collettività, possono essere guidati (telecomandati) all’auto-distruzione. Processi quindi di cui si propone questa visione alternativa per stimolarne eventuali altre, possibilmente migliori, evoluzioni.














Educazione parentale con la briscola in famiglia

 09 dicembre 2025

#Briscola in famiglia, prefestivo 8 dicembre 2025. 

Io, 45 anni, con mia figlia di nove, contro nipote ventenne e nonna settantenne: scontro titanico tra 4 generazioni, terreno assai impervio se si vuole usare la briscola a scopi di #EducazioneParentale 🙌😁


Riesco per tre partite a giocare contando i punti nostri e degli avversari. La sorte ci agevola, e vinciamo 3 a 0. 

La nonna boomer pugliese-doc non ci sta, snobba la strategia dei rampolli, e pretende di proseguire fino a chi ha la meglio su cinque.

Chiedo alla marmocchia se se la sente, perché giocare troppo non fa bene. "Sì sì, non sono stanca, continuiamo pure", con l'espressione snob da gen-alfa, e di chi sul 3-0 vede il cosmo con allegata l'eternità ai propri piedi.

"Guarda che potrebbe essere che da 3 a 0 perdiamo 3 a 5. Perché nessuno sa come gira la fortuna". "No no, continuiamo". 


La nipote universitaria gen-Z sorprende presto lo zio avversario gen-Xy (io), capisce che contare i punti giocando fa la differenza, e prova. 

Ma non è abituata, dopo un po' è stravolta per lo sforzo ma anche per il trucco appreso: ne ha capito la stravolgente utilità. 

Grande trofeo di educazione parentale in approccio #PeerToPeer 😎🙌


Ma contare i punti comincia ad essere molto difficoltoso per chiunque se non ci si prende una pausa dopo due-tre partite post-prandiali. E proseguendo la sorte ci dimostra la propria natura altalenante (la fortuna, come il tempo, "è una ruota che gira"): 3-0, 3-2, 4-2, 4-4.


Tosta arriva dunque"la bella" per i 5 punti. Tensione inter-generazionale globale alle stelle. 


A poche mani dall'inizio mi ritrovo con il 3 di briscola. Ma la mia coppia continua a perdere punti su punti.


A tre quarti partita circa pesco pure l'asso di briscola. 

Mia figlia un po' preoccupata perché non prendiamo mai, pur avvisandola che ho briscole importanti. 


"Non sono questi i punti che voglio" rimarco 😁 sorridendo con enorme disagio 🙉

Cominciano a cadere carichi, mia figlia dà per scontato che prendo. Io ci penso un attimo. Quanti carichi rimarranno? E decido di non prendere.


Mia figlia, con la serietà di un pubblico ministero che interroga un testimone inattendibile, mi fa: "Papà. Dimmi quanti punti hanno loro". 

E rispondo serio, in volto cupo che più cupo non si può: "Mai dirlo! Ma non preoccuparti di quanti punti hanno loro, guarda quanti punti abbiamo noi. Quanti punti abbiamo?"

Lei mi guarda demoralizzata e rassegnata: abbiamo zero carte dalla nostra parte.


Cade un altro carico. Mi mordo labbra, milza, e un sopracciglio. Mia figlia mi guarda esterrefatta, sudo freddo, e lascio andare un altro carico. Cerco di mostrarmi fiducioso e sereno. Non so come. Forse abbracciando l'allucinazione di credermi per un attimo Marlon Brando che bleffa giocando contro Steve McQueen.


"Non sono questi i punti che voglio" ribadisco con sorriso beffardo e tono della voce oscillante tra il gorilla e il cacatua 👀


"Papà posso fidarmi di te?", sospira mia figlia facendomi la domanda che ogni genitore sogna di sentirsi fare quando pensa di avere massime certezze sui massimi sistemi... 😎

Ma non certo giocando a briscola! Per cui rispondo con un simpatico e chiaro: "No!" 😅


Rispondo così innanzitutto perché le avrei spiegato poi che quando si gioca d'azzardo non vi è alcuna certezza, per quanto una strategia possa sembrare vincente. 


Ma rispondere così è stato pure una buona sorte: fatalità ha fatto credere agli avversari che io bleffassi sulle mie briscole alte, facendoli andare a pesca e lasciandoci qualche punto prezioso.


Arriva ormai l'ultima mano con 20 punti in 4 carte prese. Degli avversari sommariamente contati 50 scarsi.


Ci scambiamo le carte. Mia figlia rassegnata ad una sconfitta schiacciante. Io vedo le sue carte con carico e una piccola briscola, sorrido esclamando "dai che forse abbiamo vinto!". Sempre in balia delle allucinazioni teatrali.


Avevo supposto (e sperato) osservando la partita che erano rimasti negli ultimi tre giri quei 40 punti in carichi tanto attesi per vincere la partita con asso e tre. Supposizioni ovviamente allucinanti da adrenalina nel cervello dopo punti contati in 9 partite di seguito 🥊🥴


Contiamo finalmente i punti delle ultime due mani. 61. Vittoria 🙌😎🥊


Epocale. Trasmesso a mia nipote l'utilità di contare i punti a briscola, con la consapevolezza che la strategia regge per poche partite (mai prolungare a cinque dopo aver vinto tre, senza opportuna pausa tè, caffè, torta, biscotti, torrone, noci e mandorle).


Trasmesso a mia figlia l'inverosimile, riflettendo poi sulla differenza tra lo #sport e il gioco d' #azzardo.

Sport come dama e scacchi, senza variabili dove partecipa la fortuna.

Dadi da lanciare o carte da pescare invece fanno entrare in gioco la fortuna a scegliere per noi. 


Noi non sappiamo quali numeri usciranno, noi non sappiamo quali carte pescheremo. 


Nello sport #vince chi si concentra meglio (che non significa di più), e sbaglia meno gravemente (che non significa fare meno errori). 

E si è #felici anche perdendo sapendo di aver fatto il massimo per concentrarsi al meglio e sbagliare il meno gravemente possibile.


Nel gioco d'azzardo invece, se si vince o si perde, lo decide la sorte.

Ed è felice solo chi, quando vince, si accontenta senza voler tentare la sorte a vincere di più rischiando la rovina ("chi troppo vuole nulla stringe").

Ed è felice solo chi, quando perde, lo accetta. Consapevole che non lo ha deciso lui.





Mode digital native in mano ai boomer delle istituzioni

 5 maggio 2025

La perplessità di Torella sulle recenti foto di Trump, la condivido. Ma pure me le spiego, con tutto il beneficio del dubbio.

Innanzitutto penso che chi è un uomo d'affari di quel tenore, a prescindere, non ha il senso della realtà che hanno i comuni mortali. Nel bene e nel male.

Ma oso pure supporre oltre.

Io ero ancora ventenne quando comparvero i social (2005-2010), ed avevo confidenza con video e foto editing per altri interessi artistici amatoriali.

Ricordo che la prima cosa che istintivamente veniva voglia di fare, per divertirsi creativamente prendendosi gioco della realtà stessa che si viveva, era modificare foto di personaggi famosi o situazioni attuali, mettendoci il proprio volto o il volto di amici.

Allora ero attivista politico, allora ero libero professionista, allora ero ancora praticante religioso (non più fervente, forse già decadente)... Ebbene non c'era situazione nelle nostre cerchie che risparmiavamo da questo divertimento creativo.

Oggi abbiamo vecchie (fisiologicamente, senza offesa) generazioni che stanno facendo confidenza con intelligenze artificiali, e non mi stupisco di questa attualità. 

Certo che il fenomeno oggi coinvolga pure gli alti livelli istituzionali fa riflettere. Deve fare riflettere. Come minimo questo significa che hanno ben presente che in questo atteggiamento si sta riflettendo la maggior parte dell'elettorato.

Detto ciò, personalmente io preferisco un'istituzione che fa ironia su se stessa in modo anticonformista, piuttosto che un'istituzione impeccabilmente conforme alle proprie tradizionali ipocrisie. 

#SiSalviChiPuò #AguriUmanità


Fonte foto 

https://www.facebook.com/share/p/1EnkH2g8Xh/



Monetizzare sui social: il dilemma degli influencer puri

 4 maggio 2025

,, Se il denaro è lo sterco del diavolo, e si vende l'anima al diavolo, allora è come cedere l'anima in cambio di sterco.


Scherzi a parte, io sono dell'idea che pubblicità nel portale e monetizzazione dei profili sono l'operazione di conversione dell'informazione attiva del social network ("lavoro di rete sociale") in informazione passiva (ovvero tv-radio-giornali).


Usare l'informazione libera di internet con le logiche dell'economia della finanza, significa rendere corruttibile l'informazione.


Ciò dovrebbe far riflettere anche sul fatto che se i social sono stati lanciati da grandi investimenti privati (di cui i vari Zuckerberg sono solo amministratori delegati cui è stata finanziata un'idea avuta da tanti prima di loro, destinati all'oblio: vedi community di digilander) è perché il rischio era che i social diventassero in partenza un'entità pubblica di sovranità popolare.


Sarebbe stata la fine del capitalismo privato, la fine della democrazia rappresentativa, scalzata da una democrazia diretta (che regge su una struttura fac-simile dei social) e un'economia "basata sulle risorse".


Speriamo che la sua posizione sia sempre più condivisa caro Elio Lannutti , perché allora significherà magari che la mia visione si è rivelata scienza politica 😅 ,,


#AncheOggiNonHoVissutoInvano


Fonte foto

https://www.facebook.com/share/p/19mgyt2emr/



La caccia delle pitture rupestri (immagina...puoi)

 1 maggio 2025


- Papozzo. Che peccato però cacciare e sfruttare l'ambiente. A me non sembra bello...


- Ma sfruttare non si deve intendere come rovinare, sprecare. Se si usa una cosa, si sfrutta portando rispetto, quanto ne serve, quando serve, senza sporcare con cose velenose, non si fa del male all'ambiente.

Poi secondo me abbiamo solo un'idea di quello che accadeva con la caccia. Immaginiamo oggi sia andata così, ma magari è stato un po' diverso. 


- Ma guarda che ci sono i dipinti delle caverne che mostrano come facevano...


- Certo. Ma anche quella è solo un'idea di quello che cercavano di fare, non è detto che è proprio quello che facevano. Come oggi che facciamo i cartoni animati che mostrano la nostra fantasia, e immaginiamo che può essere la realtà.


- Ma allora non andavano così a caccia? Non sfruttavano gli animali?


- Altroché se andavano a caccia. Ma sai secondo me cosa gli conveniva fare? Osservare i branchi di animali, e appena uno lo vedevano morire, di vecchiaia o perché si era fatto male correndo, lo macellavano. 

Secondo me ne trovavano così tanti, ma così tanti, che le armi le costruivano più per lottare contro gli altri predatori che facevano anche loro così, che non per uccidere animali sani.


Anche perché sai che fatica cacciare animali giovani, sani, forti, veloci? Secondo me non aveva tanto senso rischiare di morire per mangiare. Tanto nelle mandrie selvatiche di erbivori nelle grandi praterie ci sono a volte centinaia, migliaia di animali che si spostano. Figurarsi quante prede trovavano morte.


- Ma allora le scene di caccia? Perché disegnarle?


- Perché come anche a te, come a tutti, piace disegnare cose che sembrano belle, importanti, utili, così facevano anche loro.

Oggi ci sono i supereroi che volano. Allora c'erano quelli che cacciavano. Secondo me è così. Mi piace pensare così...


[...e così le ho detto aiutando a fare i compiti mia figlia qualche giorno fa, e così ora pure ve lo scrivo. Questa mia personale interpretazione della preistoria è partita 30 anni fa guardando Balla coi lupi, dalle scene di pascoli di bisonti, riprodotte con fotomontaggi alias intelligenza artificiale, decimati a milioni in pochi secoli per pure speculazioni finanziarie, alias intelligenza umana. Poi sicuro, è servita una laurea in medicina veterinaria e attraversare qualche decennio di crisi finanziarie globali per unire certi puntini e chiudere certi cerchi. Tutte attività che calzano a pennello con la mente aperta dei bambini seguiti per i compiti alle elementari. Non ho vissuto invano neanche ieri insomma. Forse neppure negli ultimi 30 anni. Ora spero che l'algoritmo prenda questo post, e lo sappia sfruttare bene per prendere un bel voto con la classe dirigente dell'ambiente. A modo mio, dipingo anche io].

#AdAstraPerAspera




Educazione sessuale a scuola, perché non includendo i genitori?

 30 aprile 2025

Introdurre il tema della sessualità in età prepubere, a mio avviso, sarebbe già un grosso rischio.

Se questa iniziativa è volta a sconvolgere i bambini già alla scuola primaria, noto cosa sono stati capaci di riservare alle età più fragili in pandemia o a dire il vero con i TSO già dal 2017, è solo un primo passo per aprire non una finestra, un portone di Overton. 

Tanti buoni propositi e buone intenzioni oggi mascherate da lavaggi del cervello, trattamenti ormonali e chirurgie plastiche domani?

Fatalità tra l'altro, si declama l'inclusione e il dialogo e la parità e qua-qua-ra-qua, ma a nessuna istituzione politica e scolastica è mai venuto in mente di fare educazione sessuale che coinvolga categoricamente insieme gli esperti, gli studenti, e i genitori. 

Chissà come mai questo tabù. Non ce ne sarebbe bisogno? 

O sarebbe la soluzione di problemi che in realtà non si vogliono affatto risolvere, ma alimentare?

#Istruzione #Distruzione







Gli influencer tra verità maranza e falsità bon-ton

29 aprile 2025

Noto che gli influencer se dicono cose vere, le dicono in modi scemi (asterischi, volgarità, offese, toni violenti, make-up circense, abbigliamento stravagante...). 
La verità viene condita sempre da qualche particolare distorto, anomalo, fuori dal canone, affinché sia emotivamente toccante, sconvolgente.

Se invece la forma comunicativa è pulita, tradizionale, moderata, decorosa, il contenuto è aleatorio, scontato, ininfluente, superficiale, perfino palesemente falso, affinché la ragionevolezza appaia contradditoria, inconcludente.

L'associazione subliminale che rimane ai follower (pubblico pagante alla peggio, alla meglio ignaro della differenza tra forme e contenuti, figurarsi dello spirito critico) è che la corrispondenza tra verità e realtà si rivela attraverso quei modi scemi, cui si allinea istintivamente, mentre prende le distanze dalle forme morigerate che associa a un qualunquismo non incisivo.

Ed ecco servito ogni articolo di gossip alla meglio, alla peggo di cronaca nera.

25 aprile e lutto per Bergoglio, ovvero strapparsi i capelli con le barzellette da influencer

 25 aprile 2025

Non fa ridere no: il conflitto a Gaza è in atto da anni: Bergoglio in dieci anni l'ha denunciato solo il giorno prima del funerale?

Speculano sulla morte dei popoli, e de-li-mortacci sua.


Idem riarmo. Ma quando mai un Papa dovrebbe essere a favore di un riarmo? Non servono crociate se si trucidano tra ebrei e mussulmani evidentemente, al momento.


Non servono appelli contro aggessori anti NATO, finché è evidentemente la NATO a cavarsela giustificando aggressioni (stile ex-Jugoslavia, stile Iraq) o cessioni di armi in guerre per procura (stile Donbass).


Che difficoltà per un Papa caspita predicare contro il riarmo, ad oggi.


Poi si sa: "Se mi offendi la madre ti do un pugno!" (cit. Il Bergoglio)

Sì, ok, non proprio porgere l'altra guancia: ma se io su tua madre dovessi semplicemente dire la verità? Senza offesa eh.

Che poi, non so quanti papi siano morti dal 1945 in corrispondenza del 25 aprile per paragonare i giorni di lutto, di certo se una madre si comporta in modo indecoroso in concomitanza delle feste, sarà mica giustificata a non essere giudicata prima, dopo, durante? Sempre senza offesa eh. Per carità.

Funghi e SLA: qualcosa torna o non torna?

23 aprile 2025

Ieri leggendo questo articolo mi sono sorte molte domande. 

La tossicità dei funghi è conosciuta dalla notte dei tempi. Vero che la natura evolve e di lei saranno sempre più le cose che non sappiamo rispetto a quelle che sappiamo (nonostante dalle poche che sappiamo riusciamo a farne applicazioni prodigiose e al contempo disastrose).

Ma possibile che in una piccola comunità, in pochi contesti famigliari, non si sia mai notata questa corrispondenza? Questa coincidenza? Questa associazione? Se in una famiglia in 2-3-4 mangiano un fungo tossico, davvero nessuna famigliarità tra le vittime?

Una rassegna così ampia di possibili veleni industriali esaminati nell'impeccabile indagine epidemiologica, e concludere che il problema è un fungo per una coincidenza di consulti?

Sembra emergere la morale della favola che tra mille veleni artificiali, ad ammalare mortalmente è la natura: il resto tutto sommato a confronto è innocuo. 

Il finale suspence sembra quasi da cliché narrativo: si è notato che tolto l'agente scatenante l'effetto sparisce, ma dovrebbero ancora esserci dubbi che sia quella la causa.

Impossibile pure non notare un particolare citato: la neve artificiale.

In cosa consiste la neve artificiale? Comune acqua convertita fisicamente in neve, oppure occorre addizionare l'acqua con sostanze chimiche? Dalle scie chimiche allo sciare chimico con squisita nonchalance.

Infine, chi esclude che quella tossina fungina causa di tali effetti, non sia già stata impiegata o sia in futuro impiegata per diffondere quel morbo tramite bioterrorismo farmaceutico più o meno occulto?


Leggiamo:

,,, “Nessun sintomo, nessun segno, nessuna traccia di possibile infezione attraverso l’acqua. Poi abbiamo esaminato se gli inceneritori potessero essere la causa. 

Tutto è stato analizzato”. 

E quando dice tutto, intende davvero tutto: il terreno dei giardini, le emissioni di gas radon nelle case, la neve artificiale, persino il legno delle vecchie carrozze ferroviarie riutilizzato per le infrastrutture del villaggio. 


Ad ogni residente fu chiesto di compilare un questionario lunghissimo (fino a tre ore) su dieta, lavoro, abitudini, hobby. Si escluse anche la pista genetica: nessuna familiarità tra le vittime. Anni di ricerche, nessun risultato. ,,,

,, Negli ultimi sei anni, da quando i locali hanno smesso di consumare il falso spugnolo, non ci sono state nuove diagnosi di SLA a Montchavin. Un dato significativo, che però, come ricorda il Dr. Spencer, non basta a stabilire una causalità definitiva ,, 


Nel 2025 sembra di tornare a leggere la letteratura scientifica del 2020, quando una pandemia di raffreddori doveva giustificare stragi da pratiche igienico-sanitarie, presenti e future. Fermate poi solo da nuove stragi militari internazionali proemio di terze guerre mondiali.


#AuguriUmanità 


Fonte foto:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/04/20/la-maledizione-di-montchavin-il-paese-dove-1-abitante-su-12-si-ammala-di-sla-tutta-colpa-di-un-fungo-considerato-una-prelibatezza-locale/7959555/


Dicono fosse l'antipapa di un Papa...

 21 aprile 2025

Dicono fosse antipapa di un Papa costretto a ritirarsi in sede impedita. 

Il 2013 fu l'anno della democrazia diretta sdoganata nella patria della Trattativa Stato-Mafia, entrata in modo rivoluzionario nelle istituzioni con le elezioni del febbraio 2013 grazie a quel movimento ecologista battezzato il 4 ottobre 2009 in onore a San Francesco.

Evento talmente pericolosamente rivoluzionario per le mafie internazionali che un mese dopo, a marzo 2013, in Vaticano già era piazzato il primo Papa della Storia della Chiesa Cattolica (ovvero duemila anni) a nome "Francesco" (protettore durante la pandemia, più che dell'ecologia, di mascherine, gel e distanziamenti, sul resto prima e dopo pandemia stendiamo un velo pietoso).

Dicono fosse antipapa di un Papa, dicono. La Storia farà emergere la verità. 

Nel frattempo passano alla Storia le colombe che simpaticamente da uno non volevano staccarsi, e dall'altro venivano attaccate da un corvo e fatte fuori da un gabbiano.

Nel frattempo attendiamo. Tra i conflitti in Terra Santa tra ebrei e mussulmani, e quelli nella patria della Chiesa Ortodossa tra cattolici, ortodossi e protestanti, saranno interessanti la provenienza, la sensibilità e le priorità del prossimo Vescovo di Roma.




L'economia delle intenzioni: ed è subito fiction da influencer

 19 aprile 2025


Fraintendere la profilazione in base alle ricerche con la manipolazione di ciò che desideriamo penso sia tanto sottile quanto abissale. Come camminare sul bordo di un burrone. 


Il problema non è la profilazione che può comunque portare a grandi benefici, tra risparmio di tempo ed energie.

Il problema è proprio ciò che desideriamo, ed è un problema reale dalla notte dei tempi dell'era analogica con l'informazione passiva pubblicitaria di radio-tv-giornali.


Generazioni capaci di intendere e volere solo ciò che è mediaticamente martellato da ormai secoli. I governi col controllo dei media hanno mandato al massacro milioni di persone, fin dalle crociate. Figurarsi quando ai pulpiti si sono aggiunti giornali, e poi radio, poi cinema. Nemici invisibili ad ogni epoca in ogni luogo per fare stragi, genocidi, cancel-culture.


L'informazione attiva digitale con internet poteva essere un grande riscatto. Purtroppo quei poteri governativi stanno facendo a tempo a convertirla in passiva pari pari all'analogica.


Si salvi chi può. E auguri umanità.


Fonte foto

https://www.facebook.com/share/v/1BmEPGc4QL/





C'era una volta Rousseau, Machiavelli, e io..

16 aprile 2025

L'uomo è buono per natura se nasce dove c'è una natura piena di risorse, e si fa la guerra tra simili per appropriarsi egoisticamente di tutte le risorse.

L'uomo è malvagio per natura se nasce dove la natura è scarsa di risorse, e tra simili si impara a sopravvivere per solidarietà.

I nativi americani e i loro colonizzatori (cioè la feccia degli europei di 500 anni fa) ne sono la dimostrazione.

Come nasci dipende dall'ambiente in cui nasci. Cosa diventi dipende da te e chi ti circonda.

Ps. Quella volta a Monopoli Machiavelli ha giocato con diplomatico attacco aggressivo pensando di raggirare la cattiveria inconscia dei rivali, Rousseau giocò in difesa dando per scontato che i rivali si sarebbero fatti fuori a vicenda e vincere rimanendo l'unico, io incurante del risultato sono rimasto divertito a guardarli giocando passivamente in totale balia della sorte, tanto la mia vittoria era aver realizzato che i secoli che mi separavano da loro, alla luce dell'accelerazione evolutiva, erano il corrispondente di un salto dall'habilis all'erectus.

Fonte foto
https://www.facebook.com/share/p/1EKjT7gTZL/



La nidiata della cicogna, e la selezione artificiale degli allocchi.

 16 aprile 2025

Mi sono imbattuto in questo video davvero interessante sulla selezione della nidiata da parte di una cicogna, che fermo restando potrebbe essere IA per sfatare tabù sulla natalità sfruttando un suo mitico simbolo, rimane pur sempre un riscontro biologico verosimile.


Diffuso in un social noto che stimola commenti e reazioni di ogni sorta, importante termometro della sensibilità collettiva sull'argomento....oltre che della preparazione culturale sfornata dalla generazione "Il Meraviglioso Mondo di Quark" cui appartengo, e da cui ho avuto la fortuna di dissociarmi solo grazie a una laurea in medicina veterinaria (non honoris causa come quella di Angela Senior, che non so se ne ha collezionate più lui con la scienza da salotto o Romano Prodi con l'economia da lobbismo).


Ebbene mi viene da dire, non dal cuore per qualche contratto accademico o cinematografico, ma in scienza e coscienza di quel che so, che quel cucciolo era quel tanto debole da non riuscire a nutrirsi, o comunque ammalato da emanare odori sensibili tali da scatenare un riflesso condizionato di protezione della nidiata nel soggetto parentale.


Una forma ancestrale di morte indotta...poco assistita.

Dopotutto sono poco più che rettili con le ali, la strada per il mammifero è ancora lunga. Figurarsi per arrivare al bipede che si prende cura pure degli infermi... eccezioni psicopatiche nazifasciste escluse.


Certo è che una testimonianza del genere è ghiotta consolazione per le madri che seppelliscono neonati in giardino o li affogano nel bidet, nonché ghiotta occasione per la propaganda governativa sulla morte assistita tanto cara agli eredi del nazifascismo, che hanno tanto a cuore rimediare alla sovra-popolazione col consenso informato senza sporcarsi le mani (o i guanti arcobaleno).


#QuestaMeLaIncornicio


Fonte video

https://www.facebook.com/share/v/16Sgg8x4rC/





RB Kennedy Jr e la crociata per l'autismo (parto cone pellegrino).

 15 aprile 2025


"Tutto è in gioco: il nostro sistema alimentare, la nostra acqua, la nostra aria. Scopriremo cosa sta scatenando questa epidemia. Sappiamo che è una tossina ambientale a causare questo cataclisma. Attraverso la ricerca al NIH, troveremo una risposta a questa domanda. [...] Le epidemie non sono causate dai geni" e che, sebbene possa esserci una vulnerabilità genetica, deve esserci anche una tossina ambientale. ,,

Questa è politica con la P maiuscola. Che muove ipotesi e iniziative per evolvere pensiero ed azioni per il bene comune. 

Medito da decenni sulle patologie genetiche e autoimmuni. Ho meditato ancor prima sui principi della vaccinazione e la sua pratica (due universi distinti).

Sulla sindrome autistica medito da molto meno, ma il mio bagaglio teorico (che è relativo) mi ha illuminato su un'esperienza vissuta da bambino (che seppur un singolo dato di fatto, è assoluto), e ho una mia personale teoria su un ipotetico meccanismo d'azione alla base di qualsiasi autismo.

Nulla di rivoluzionario. Solo un'interpretazione personale su eventi patogenetici dei quali anzi sono sicuro si sappia tanto da tanto tempo, solo che chi di dovere ha sfruttato tali conoscenze per demolire l'umanità, invece che preservarla.

Mai dimenticare che tre quarti (a spanne) dei "progressi" in medicina contemporanea poggiano su "scoperte" emerse nei laboratori nazifascisti nel secolo scorso, le cui cavie erano parte della popolazione ritenuta "inferiore" (in base a questioni principalmente di idee, e secondariamente di razza).

Oggi in molte parti del mondo si notano strane coincidenze con il secolo scorso. Tra popoli e ideologie.


"l[...] l'iniziativa coinvolge centinaia di scienziati in tutto il mondo, e sarà completata entro settembre. Una volta identificate le cause ambientali dell'autismo, "saremo in grado di eliminare tali esposizioni" ,,

Spero di riuscire a confidare nei miei social questa mia ipotesi nei prossimi mesi, entro settembre. Chissà emergano coincidenze più sane e proficue. 


Fonte foto 

https://luogocomune.net/medicina-salute/rfk-parte-la-guerra-all-autismo



Scusa e mi dispiace, questione di responsabilità, non colpa

8 aprile 2025

“Quando sbagli chiedi scusa! Una buona scusa è formata da tre parti: “Mi dispiace”, “È colpa mia”, “Cosa posso fare per rimediare?”. La maggior parte della gente salta la terza parte; è da questo che puoi capire chi è sincero.”

Randolph Frederick Pausch – (1960 – 2008) – informatico statunitense.

Secondo me già tra chiedere "scusa" e dire "mi dispiace" ci sono differenze abissali. Si può essere dispiaciuti, senza dover chiedere scusa per non essere responsabili del danno. Si può chiedere scusa per essere responsabili, senza esser dispiaciuti avendo fatto il possibile per evitare il danno. 

Ma la cosa più importante è il senso di "colpa". Visto che l'umanità fa disastri da migliaia di anni con giochi di prestigio sui sensi di colpa, forse meglio sostituire il termine proprio con la parolina magica "responsabilità". Parolina che solo immaginarla scatena reazioni anafilattiche morali nella società contemporanea. Figurarsi pronunciarla.



Il valore percepito dell'idiozia della finanza

 06 aprile 2025

Il "valore percepito" è insito nell'economia della finanza, che ha distrutto l'economia di mercato, ovvero l'economia reale.


Filosoficamente è la differenza sostanziale tra valore relativo e valore assoluto. La finanza, ha stravolto tutto. Il valore assoluto di un bicchiere d'acqua potabile, pura, senza tracce di metalli pesanti, microplastiche, radioattività, è nulla rispetto a un bicchiere di bevande tossiche quali bibite zuccherate o energetiche.


Ps. Sulle truffe del "valore aggiunto", ovvero il valore percepito legalizzato, stendiamo fasci di veli pietosi.



Fonte foto https://www.facebook.com/share/p/1LX3sAVwS5/

La giustizia come una degustazione.

04 aprile 2025

Un cibo si può dire se è buono o no assaggiandolo alla fine: assaggiare durante la preparazione può e deve essere utile solo a chi lo prepara per portare al risultato sperato di essere buono.

Se un cuoco assaggiando durante la preparazione informasse il cliente sulla bontà o meno del miscuglio, sarebbe fonte solo di sconcerto, angoscia, tensione, caos.

Immaginarsi se con l'occasione il cuoco chiedesse al cliente quanto è disposto ad attendere o meno ulteriori esiti (e le attese costano sotto tanti punti di vista).

Immaginarsi se compare qualcuno a dire che potrebbe in cambio di favori e ricompense cambiare ingredienti al cuoco per avere risultati migliori o peggiori. 

Immaginarsi che qualcuno sia il cuoco stesso, o il suo datore di lavoro, o entrambi, o un cameriere, o un perfetto sconosciuto con in mano una rivoltella o una busta, o entrambi.

I gradi di giudizio sono l'anticamera della corruzione, il fiore all'occhiello giuridico istituzionale solo di trattative Stato-Mafia.







Propaganda mediatica USA-URSS, cogli le differenze

 01 aprile 2025

Mi sono spesso chiesto se URSS-USA si fossero demonizzate e ridicolizzate reciprocamente durante la Guerra Fredda, dal punto di vista mediatico.

Pare che la tendenza invece fu a senso unico. E anzi i Sovietici tendessero a raccontare la controparte evidenziandone le luci piuttosto che le ombre. 

Cosa in cui deve essere risultato difficile perseverare noto quanto accaduto in Corea, Vietnam, Iran-Iraq... tra gli anni '50-'90.

Eppure nella cinematografia sovietica, pare, non risulta esserci alcun corrispettivo di un Rocky IV o Rambo II-III, e affini. 

Questo è molto interessante per capire oggi il "giudizio per partito preso" verso la Russia (erede ex-URSS) delle generazioni occidentali nate e cresciute con certi cliché. 

#IoTiSpiezoInDue

#MaAncheNo #IoRestoaCasa





Tra Putin e Trump il pesce d'aprile del neonazismo 2.0

 01 aprile 2025

Tutto vero, reale, chiaro. Ma mi chiedo come mai non si spostano una volta per tutte i riflettori sul dettaglio più importante del nodo: l'operazione militare speciale è stata annunciata contro il neonazismo ucraino.


Come mai nessuno dopo anni ha ancora il coraggio di esporsi con indagini e inchieste sui legami, finanziari e politici, tra neonazismo dunque e istituzioni occidentali che lo armano? Tutto lecito e legale? Tutto indifferente per l'opinione pubblica?


Ottant'anni fa, sul riarmo della Germania nazista nessuna perplessità occidentale, dopo decenni di "sanzioni". 

Ma ancora più stranamente, le linee ferroviarie che portavano ai campi di concentramento erano scansate dai caccia bombardieri alleati. 

A guerra finita, oltremodo strano, Stalin di quel sistema di deportazione e annientamento ne fece un modello.


Oggi siamo a miliardi presi per scemi in una rete d'informazione globale: almeno allora era giustificabile sapendo che le masse potevano essere tenute all'oscuro di tutto. 

Ha ragione Mazzucco oggi: i pesci d'aprile siamo noi. 


Nel frattempo Assange è libero da un po' ma quasi non ce ne siamo accorti. E cosa ne pensano Putin e Trump della geoingegneria climatica, dell'utero in affitto, degli obblighi vaccinali pediatrici, ancora non è dato sapersi.



Fonte foto

https://www.facebook.com/share/p/1Zc6yvq6KU/

Piccola riflessione antropologica (l'orso frainteso)

 28 marzo 2025

Piccola riflessione antropologica.

Questo orso, a mio avviso, probabilmente aveva molta fame. Sente l'odore di preda nel telo e nel cuscino, ma non la trova.

Dà di matto perché trova assurdo che un odore di preda corrisponda a un sapore del genere. In pratica vive una dissonanza cognitiva che è sensoriale, ma ha risvolti sul suo comportamento per una profonda frustrazione esistenziale.

Dove risiede l'antropologia? In due livelli. Uno superficiale l'altro profondo. 

Il primo è che l'essere umano, umanizzando superficialmente quel comportamento, deduce semplicemente che quell'animale sta giocando.

Più profondamente, questa interpretazione è più facile perché riconoscere di aver introdotto nel sistema naturale qualcosa di inappropriato, di disturbo per gli equilibri naturali, di artificialmente corrompente, svilisce la percezione di sé nel sentirsi l'animale più evoluto. Smentisce il suo egocentrismo evolutivo.

L'essere umano ha talmente una considerazione distorta del suo habitat e del proprio ruolo nel suo habitat, che non si accontenta di stravolgerlo, ma esige narcisisticamente renderlo fonte di un qualche divertente appagamento. Più o meno inconsapevolmente.

Domani sarà una soddisfazione mostrare questo video e spiegare questi dettagli a mia figlia, di otto anni.

Dovrei dire un gusto, un piacere, da papà, da veterinario, invece no, solo una soddisfazione.

 Perché mi resta il dubbio se la sua generazione farà a tempo a rimettere in ordine tutte le distorsioni che le faremo ereditare. Perché mi resterà pure in sospeso spiegarle, più avanti, che queste distorsioni che l'uomo ha della natura animale, le usa persino per manipolare, sfruttare, annientare, i propri simili.

Dovrei far finta di niente e farmi due risate e basta, scommetto. Giusto? Invece no. Perché sono papà e perché sono veterinario: mia figlia non farà la fine di quell'orso, con il mio silenzio.

E auguri umanità.


https://www.facebook.com/share/p/1AHeMg44b5/

Barbero e le reliquie: falso storico, falso ideologico, ma cui prodesst?

 28 aprile 2025

Bella questa storiella sul giudizio storico delle reliquie dal punto di vista religioso senza un minimo riferimento al punto di vista economico: lo scopo ultimo delle reliquie è la speculazione finanziaria per mezzo di #sudditanza psicologica.


Non è una questione religiosa la reliquia, ma un pretesto istituzionale. Ecco perché il #potere temporale ha bramato inglobare il potere religioso e con esso confondersi o distinguersi a seconda delle evenienze.


La cristianità è solo una delle tante religioni vittime delle perversioni dei poteri governativi per raggirare le masse da governare su #principi e #valori dalla notte dei tempi, ovvero da quando, appena usciti dalle caverne, il capo tribù si è preso come socio lo stregone guaritore.


Ps. La prova storica e scientifica di ciò siamo noi con la nostra storia e la nostra scienza.


Fonte foto 

https://youtu.be/MJn3XUamT_4





Una mandorla nel cemento armato. Ovvero lo spirito dell'IA.

 26 marzo 2025

Avete mai cercato di rompere una mandorla? 

Un comune schiaccianoci spesso non basta. Serve un pestello. E di quelli robusti. E non basta un leggero colpetto. E non ne basta talvolta uno solo.

Ecco se mai vi chiedete chi è stato quel genio che ha inventato il cemento armato, ricordatevi che ci ha messo migliaia di anni, prima di copiare l'intuizione della natura.

Ps. Qualsiasi IA (ovvero calcolatrice, computer, robot, ovvero circuito elettrico a forma di qualcosa già visto da chi lo ha creato) nella sostanza fa quello che fa la mente umana, solo migliaia, milioni, miliardi di volte più velocemente. Nulla di nuovo.