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Da Sanremo ad Harvard passando per la massoneria

Nel suo ultimo singolo Oh, Vita! Jovanotti si vanta testualmente di non avere una laurea ma poter insegnare a Harvard. Si riferisce alla sua conferenza tenuta nel 2010 "Musicians & Human Rights: A Conversation with Lorenzo Jovanotti".
Certo tutti lo ricordiamo nel 1999 insieme a Ligabue e Piero Pelù cantare "Il mio nome è mai più". Ad Harvard però dieci anni dopo ci è finito solo lui. Come pure, 15 anni dopo, solo lui dei tre è stato invitato a riunioni paramassoniche internazionali (Bilderberg e/o affini) di cui egli stesso si vanta in un'altra conferenza universitaria all'ateneo fiorentino nel 2015. Fatalità la Firenze di Matteo Renzi che Jovanotti ha più volte appoggiato politicamente (all'opposto contrario di Piero Pelù), anche quando il suo governo si è dichiarato incostituzionale, sostenitore di guerre e finanziatore di armamenti. Lo avete più sentito Jovanotti denunciare le bombe buttate dal 2001 ad oggi in Afganistan, in Iraq, in tutto il Nord Africa dalla Libia alla Siria o in Ucraina o nello Yemen dove ancora fanno stragi di civili, famiglie, scuole? No vero? Allora forse molte cose si spiegano. Va sottolineato infine che il finanziamento di tanto attivismo artistico è stato rivolto a ONG quali Amnesty International ed Emergency, finite talora in scandali o accusate di ambiguità o contraddizioni con i loro comportamenti no profit.


Insomma si vanta di esser salito in cattedra ad Harvard il nostro jovanotto. Proprio quella che ha sfornato JW Bush. Che a dire il vero è la stessa che sfornò anche JF Kennedy, ma col senno di poi evidentemente morta con lui.
Concludiamo questo post proponendo lo spezzone di un intervento promozionale di Jovanotti e Piero Pelù del loro brano, in una trasmissione di Celentano, nel lontano 1999. Di nuovo, valutando la differenza tra le giustificazioni di Jovanotti e quelle di Pelù, tutto si spiega perché questi due artisti abbiano fatto una fine così diversa, poi.



Referendum Catalogna 2014-2017...tre domande

02 ottobre 2017


Ecco come sono andati gli ultimi due referendum sull'indipendenza in Catalogna:

2014 - affluenza 35% SI 80%
2017 - affluenza 41% SI 90%

Entrambi gli esiti non sono stati riconosciuti dal Governo spagnolo in seno alla Costituzione spagnola che riconosce la Spagna "unica e indivisibile".
(fonte wikipedia Catalogna)

Sorgono spontanee tre domande.
Domanda numero uno. I cittadini chiedono l'indipendenza perché vogliono dividere territori unici e indivisibili, o perché sono stanchi di chi li governa?
Domanda numero due. E se fossero i cittadini a scriversi la Costituzione (come hanno fatto in Islanda nel 2010 ma guarda caso ancora arenata in Parlamento) sparirebbe ogni esigenza dei cittadini di referendum indipendentisti?
Domanda numero tre:
2020? - affluenza 60%? SI 100%?
...con o senza manganelli e bombe a mano?








Italiani, l'invidia di essere schiavi

09 09 2017

Non ho scientificamente dubbi che il male di fondo nel popolo italiano sia questo: abituato storicamente ad essere schiavo di padroni lontani, pretende che lo straniero in Italia sia trattato da schiavo al suo stesso modo. Così oggi l'italiano vuole che gli stranieri paghino lo stesso balzello di tasse che paga l'italiano, non abbiano i servizi di cui l'italiano non gode, siano esauriti dalla stessa burocrazia che deprime gli italiani, siano schiacciati dalla stessa finanza schiavista che schiaccia gli italiani. E così via. Questa è la rabbia che ha l'italiano verso gli stranieri: non vederli trattati come loro dai padroni lontani.
Invece di far valere legittimamente la propria sovranità popolare, esautorando qualsiasi padrone da ogni potere con la partecipazione politica riprendendo controllo del proprio territorio, dei propri valori, della propria esistenza... si limita a maledire i padroni lontani per le loro preferenze sugli schiavi.

Il popolo italiano non ha la minima idea di cosa significhi la libertà.  Non ha la capacità di volerla non avendo neppure quella di immaginarla. Ecco il male di fondo del popolo italiano: l'impostazione mentale, l'educazione, la cultura, di concepire le catene come un abito di lusso.


Tratto dal film Django Unchained (2012)