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Sconosciuti educati e istruiti, tra l'animale e Dio.

 04 agosto 2026


Davanti a uno sconosciuto, l'educazione mi porta in partenza a considerarlo un "essere umano" mio simile.

L'istruzione invece mi ha fatto sperimentare ben altro: occorre con molta attenzione capire se si ha davanti un individuo rimasto indietro nell'evoluzione, ancora più animale che uomo, oppure un individuo proiettato avanti, al divino.

E quanti animali vestiti da essere umano e quante divinità vestite da animali si realizza poi di aver incontrato, ma non conosciuto abbastanza per identificare correttamente la loro natura, rispetto alla nostra. Che talvolta non abbiamo neppure chiara. 

Il momento del primo confronto con uno sconosciuto quindi è determinante, soprattutto per ricordarci cosa siamo fino a quel momento, e come vogliamo diventare.

Rendersi conto infine che la bellezza è il mistero che lega l'animale a Dio, quanto l'istruzione all'educazione, è sublime.







RIP Sammy Basso. Ora non sorriderò da solo

14 ottobre 2024

Ciao Sammy. Ti saluto dal mio profilo social ora, così, con una provocazione che magari può suonare fuori luogo, ma se la oso è perché sono convinto che tu l'avresti capita, e apprezzata.

Perché sei stato una persona saggia, profonda, acuta, ironica.
Soprattutto alla ricerca di una verità che non si capisce: si sente.

Sai cosa ti dico Sam? Che sono pronto a scommettere che se tra milioni di anni ci sarà ancora l'umanità e qualche genio troverà il tuo scheletro fossilizzato, penserà che sei stato un extraterrestre.

Questa umanità che dovrebbe fare tesoro delle tue parole per imparare a scorgere #Dio ovunque nel Creato, nella vita, nella morte, nella salute, nella malattia, nel visibile, nell'invisibile, nel terrestre, nell'extraterrestre... darebbe un senso distorto solo alla tua forma esteriore. Anche tra milioni di anni.

Ecco ora penserò a te che sorridi da lassù insieme a me quaggiù quando leggerò certe genialità di questa umanità. Che avrebbe tanto bisogno della tua saggezza ancora. Del tuo acume. Dalla tua profondità. Della tua ironia.

Sarebbe stato bello conoscerti Sammy Basso. Riposa in pace. A rivederci tra le stelle.

Credere in Dio è voler comunicare

 12 febbraio 2024

Una delle cose che più apprezzo da credente è il lusso di potermi arrabbiare con un Dio che penso ascolti.

Mi arrabbio chiedendomi perché certe cose sembra le capisca solo io oppure le capiscano solo gli altri.

Perché non capiamo tutti le stesse cose così ci si sa intendere? 

Il lusso di credere in un Dio che ti ascolta è pensare alle sue risposte. "Così si ha un motivo per impegnarsi a comunicare, e apprezzare la differenza tra il farlo e il non farlo in modo reciproco".

Chi non crede in Dio forse ritiene che tutto ciò sia solo illusione mentale. Sono semplicemente deduzioni della ragione, domande e risposte, che l'essere umano fa con sé stesso.

Ma cosa diventa allora questa posizione, se non la prova che credere in Dio è il pretesto per credere in una umanità che può comunicare, mentre non credere in Dio è la premessa per considerare quell'umanità in un vicolo cieco, dove ogni individuo si ritrova solo?

Chi è un grande comunicatore senza credere in Dio, come il tiranno, è un grande comunicatore di se stesso per se stesso. Per il proprio interesse. Capire e farsi capire con i propri simili, è funzionale al proprio vicolo cieco. 

Ancora più solo però forse è chi crede in Dio ma è incapace di comunicare con il prossimo, come il fanatico religioso, perché forse nel suo vicolo cieco si crede Dio, e questo basta al suo ego.

Chi non crede in Dio e neppure sa comunicare poi è quanto di più desiderato e ambito dal tiranno e il suo governo, il suddito ideale (l'uomo medio) che a lui si affiderà senza se e senza ma. 

Infine c'è chi crede in Dio e vuole comunicare, talvolta anche senza saperlo fare. L'essere umano consapevole che una e l'altra cosa sono due facce della stessa medaglia, e tutto sommato una medesima formalità. Nella sostanza ciò che lo muove è una felicità inspiegabile, eccetto che per la sua origine: tentare di comunicare con qualsiasi cosa gli venga a tiro, di fisico o metafisico, di visibile o invisibile. Contemplare un sasso è contemplare Dio, parlare a un parente è parlare a uno sconosciuto. Innamorarsi è cercare di comunicare una prima volta. Cercare di comunicare per l'ennesima volta come fosse la prima è amare. Comunicare è la felicità. Fosse anche guardandosi allo specchio.

Sai poi che logica beffarda, se il paradiso e il nulla esistessero davvero, ma solo per coloro che si son sentiti felici vivendo, credendo in uno o l'altro?

Il nulla e l'infinito approssimazione dell'unità.

 04 maggio 2022

L'infinito e il nulla sono un'approssimazione dell'unità. Se ci si separa dall'unità per osservarla, creando un primo dualismo (l'osservatore e l'oggetto osservato, in questo caso l'unità in senso astratto, metafisico, matematico, ma anche fisico puntando ad esempio all'origine del Big Bang, inosservabile ma ipoteticamente coincidente con la natura metafisica dell'unità) ebbene infinito e nulla appaiono come gli estremi dell'unità.

Così mi spiego l'espressione matematica 0/1 che coincide con 0, ovvero il nulla. E 1/0 cosiddetta "priva di significato", ma in realtà è l'infinito, perché per un numero infinitesimo tendente a zero l'espressione tende a infinito (quindi si dice tecnicamente priva di significato, come infatti risulta l'infinito, inafferrabile alla nostra conoscenza in quanto estesa nel dualismo tra questi due estremi).

La cosa romantica, ora secondo me, è che può risultare più facile pensare che l'unità sia un'approssimazione di nulla e infinito, e non il contrario. Questo perché la nostra conoscenza, di nuovo, si struttura in un dualismo estensione dell'unità, e ci è più facile istintivamente pensare l'unità semplicemente a un primo passo tra il nulla e l'infinito.

Lo trovo romantico perché la stessa cosa avviene pensando a Dio e all'uomo. Avviene infatti che l'uomo si creda Dio a tal punto da credere Dio una propria approssimazione. Mentre, per forza di cose come avviene per qualsiasi creatore e creatura, è l'essere umano un'approssimazione di Dio.

Ma così come è più facile pensare l'unità sulla via tra il nulla e l'infinito, così è più facile pensare che l'immagine sullo specchio sia una cosa reale qualora non è possibile osservare altro. Come l'uomo fa con se stesso e Dio.