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La curva di Gauss e le inclinazioni sessuali


Si premette che leggere questo post senza prima aver approfondito l'analisi di "La curva di Gauss. Ossia cosa è normale in natura e cosa no"  può non far comprenderne il contenuto.










Forse nulla più del tema sessualità si presta alla comprensione non solo di cosa in natura è "normale ed eccezionale", ma anche alla comprensione del rapporto tra l'accadimento "relativo e assoluto" dei fenomeni naturali, e la nostra loro comprensione. 

La pulsione sessuale, con tutta la sfera socio-psico-fisica che la circonda, è un perfetto mix tra ciò che è relativo all'individualità, e ciò che è costituzione genetica assemblata in termini assoluti dalla selezione naturale (legge di adattamento).

Ci si può sentire attratti in modo relativo ad un partner. Ma la pulsione sessuale è atteggiamento "assoluto" attraverso cui sperimentiamo quella "relativa" attrazione. Un nostro sentimento verso il partner può essere sfaccettato fin che si vuole, ma l'atto sessuale che ci mette in relazione è universalmente quello. Da sempre. Per tutti. In ogni angolo del Pianeta.

Disincantarsi su questo è già un enorme traguardo. Ma ancor di più è il ragionamento successivo. Ossia rendersi conto che la dimensione sessuale "relativa" all'individuo è un'espressione di quella "assoluta" in termini biologici.

Il nostro modo di vivere la sessualità quindi, con tutte le sue variabili psicologiche, fisiche, sociali, è riflesso di una costituzione progettata e programmata dalla natura.
Noi siamo espressione della natura. Non il contrario. Anche dal punto di vista sessuale. Purtroppo l'eccezionale capacità umana di controllo dei fenomeni naturali, ha messo l'uomo stesso nella condizione di mistificare il suo ruolo in natura. Mettendolo in preda a un delirio di onnipotenza fin dalla notte dei tempi (la narrazione del biblico peccato originale ne è la testimonianza più antica).

Metaforicamente, la natura con la sessualità è come se ci avesse fornito una bicicletta da montare ed usare. La fornitura è genetica. Il montaggio avviene durante la pubertà e il suo uso è per il resto della vita. Purtroppo avviene che a volte ci possono essere difetti di fabbrica, e vanno assolutamente riconosciuti per non attribuirsi o farci attribuire colpe che non abbiamo. Però n
on sarà mai colpa della natura se montiamo e usiamo la nostra bicicletta nel modo sbagliato.  
E anche nel momento in cui la montassimo e la usassimo nel modo ideale, quella bicicletta non sarà mai una nostra invenzione.
Se riusciamo a riconoscere questo, avviene una magia. La sessualità non risulta più uno strumento per noi, ma siamo noi uno strumento per la sessualità. Noi siamo attraverso la sessualità strumento della natura per creare vita.


Questo è un disincanto straordinario. Diventare consapevoli che il nostro corpo, la nostra psiche, i nostri schemi sociali, sono un puro strumento della natura per estrinsecare la sessualità.
Lo scopo della vita infatti è proseguire la vita stessa, migliorandola. E la sessualità è la sua strategia.

Ciò prevede però l'attrazione di un sesso per il sesso opposto. Entriamo allora di fatto nel tema.








"Naturale" non è sinonimo di "Normale"


L'omosessualità è un atteggiamento sessuale presente in natura  negli animali superiori (mammiferi compresi). Il fatto che lo si riscontri in natura, ossia che sia naturale, è un'osservazione che nulla ha a che fare con l'analisi statistica della sua incidenza, che indica quanto normale sia.
Naturale e normale non sono sinonimi. Affermare che un fenomeno è normale poichè è naturale è una mistificazione della realtà. 


Non occorre compiere osservazioni su larga scala per dimostrare che nelle popolazioni animali l'omosessualità è un atteggiamento d'eccezione, e non la norma. Norma significa "maggior parte dei casi". Ed è ovvio che sia così per un principio evoluzionistico semplice. Gli individui che non provano attrazione per il sesso opposto tendono a non riprodursi. Ecco perchè l'omosessualità non può diventare la norma: è un comportamento autolimitante.

Di norma quindi l'attrazione sessuale presente in natura è verso il sesso opposto. Altre forme di attrazione sessuale sono naturali deviazioni dalla norma.

Arrivati a questa deduzione è necessario immediatamente analizzare per bene gli enormi fraintendimenti, pregiudizi e preconcetti che sussistono intorno al termine deviazione (disturbo-malattia) in senso stretto e in senso generico, al di là dell'ambito sessuale.
Sarà facile alla fine di questa analisi capire quanto la guerra fra due fronti sociali (omofobi e omosessuali) sia frutto per entrambe i fronti di istinti di sopravvivenza ma anche di ignoranza e ottusità.

Lo scopo di questa intera disamina sarà spiegare la fenomenologia di un comportamento semplicemente non normale (naturale per quanto riguarda l'omosessualità, contro natura per quanto riguarda l'omofobia) per offrire un'opportunità di comprensione culturale, tolleranza sociale e crescita umana.










La malattia, fenomeno naturale... e normale. 


La contraddizione in termini cui si arriva riflettendo sul senso della malattia come fenomeno naturale e normale è solo apparente. Anzi è un esercizio di comprensione logica fondamentale per superare certe verità precostituite plurimillenarie, confezionate e collaudate 
agli albori dell'umanità quando eravamo ancora più scimmie che uomini, al fine della sopravvivenza di specie.
Oggi, è necessario rivalutare e riformulare queste verità se come specie animale ci vogliamo salvare dalla più pericolosa invenzione dell'uomo: la vanità.
Anche perchè ormai in ballo a causa della vanità umana non c'è più solo il ruolo di capobranco, come agli albori, ma l'estinzione di specie stessa.


Addentriamoci nella contraddizione e risolviamone l'inghippo.
Per definizione, la malattia è la perdita parziale o totale di una funzione d'organo. Quando un organo perde la capacità di funzionare per lo scopo per cui si è evoluto, è malato. Per convenzione in medicina si è definito quindi fisiologico ciò che concerne la funzionalità normale. Patologico la deviazione dalla funzione normale.
Ora essendo qualsiasi organismo vivente (animale e vegetale) progettato per nascere, vivere, e morire, sarebbe un controsenso ritenere che questo intero percorso (detto in una parola, l'invecchiamento) sia patologico. Per forza di cose è fisiologico alla sopravvivenza dell'ecosistema, e il miglioramento della specie.

L'invecchiamento quindi è fisiologico. Eppure esso si attua solo ed esclusivamente attraverso una perdita progressiva e inesorabile delle funzionalità d'organo (le ossa si consumano, i muscoli si indeboliscono, le arterie si irrigidiscono, la vista diminuisce, i denti cadono, tessuti vitali come cuore e cervello degenerano). Ciò lo abbiamo definito prima come malattia, quindi patologico.

Ed eccoci alla contraddizione in termini. Come può essere l'invecchiamento fisiologico e patologico allo stesso tempo?
Ebbene, è possibile grazie alla vanità umana.

Il processo di invecchiamento è un fenomeno naturale, e in quanto tale ha una sua normalità, e una sua deviazione dalla normalità. Un invecchiamento precoce è patologico tanto quanto un invecchiamento troppo prolungato. Per la Natura allora l'ambizione dell'uomo moderno di non invecchiare mai è patologico tanto quanto un desiderio di invecchiare prima. Ripeto, per la Natura. Ma per l'uomo?

Ecco come si risolve la contraddizione. Distinguendo ciò che un fenomeno naturale è secondo natura, e ciò che un fenomeno naturale è secondo la vanità umana.

L'uomo moderno, mettendo l'invenzione del denaro a guida della propria vanità e delle proprie potenzialità tecnologiche (dall'invenzione della virtualità cinematografica alla sua moderna digitalizzazione) si è costruito l'immagine di una realtà virtuale sempiterna dai connotati perfetti e vive l'invecchiamento come qualcosa di negativo, da contrastare su ogni fronte. E ciò è possibile grazie alla moda, all'alimentazione sintetica, al lifting...
E incredibile a crederci ma è così, per un raffinato transfer psicologico è possibile anche attraverso l'indebitamento delle nuove generazioni verso le vecchie.
Affronteremo questi aspetti in altra sede.

Tornando a noi. La malattia, sia essa fisiologica o patologica, deve essere ritenuta una condizione da curare e guarire nei limiti dell'etica scientifica, e ovviamente nella libertà di scelta terapeutica dell'individuo. Che si parli quindi di vecchiaia oppure di patologie in senso stretto, curarsi deve essere un libero diritto, ma anche un dovere da esercitarsi in scienza e coscienza,  rispettando la natura oltre che la propria persona e la collettività. Questo è un traguardo ancora lontano nel XXI secolo. Poiché come abbiamo accennato su, la malattia è un business finanziario di fatto svincolato da diritti e doveri etici (vedi l'impatto ambientale della medicina, la politica del mondo della ricerca, l'industria della carità...).
Invece è un traguardo ormai abbastanza consolidato ritenere che il malato non deve essere oggetto di discriminazione. Almeno sul piano teorico. E ora discuteremo di questo.










Il malato, una realtà ipocrita. 


Che il malato non debba essere oggetto di discriminazione... è davvero un traguardo consolidato nella società moderna? Innanzitutto, perchè mai discriminare i malati?
La malattia in sè non è mai stata una cosa di cui l'evoluzione naturale...si vanta. Per ovvie banali ragioni. La natura identifica e circoscrive ciò che è ammalato, lo ripara se è possibile e lo isola in caso contrario per evitarne la riproduzione. Pena (in extremis) l'estinzione.

E' d'obbligo ora richiamare attenzione a non mistificare il concetto di malattia con quello di diversità. Avere una malattia che ci fa funzionare in modo anomalo, non significa semplicisticamente avere organi che funzionano in modo diverso. La diversità anzi è prerogativa di evoluzione ed è proprio la comprensione del limite tra la diversa variabilità della funzionalità di un organo e la perdita di tale funzione, la scoperta importante di cui ogni persona deve prendere consapevolezza. Questa scoperta è l'unica via per comprendere il significato della propria esistenza e amorevolmente accettarlo.
Ecco perchè è fondamentale la comprensione della curva di Gauss come guida alla portata di tutti per la comprensione della realtà che viviamo.

Riscontriamo quindi che la natura valorizza la diversità funzionale (vedi deviazioni standard) poichè garantisce la risposta idonea alle modificazioni ambientali, e quindi la sopravvivenza. Ma tutto ciò che supera il limite della diversità tale da compromettere la funzione, diventa patologico ed è isolato. Emarginato.

C'è poco da fare. L'essere umano è ancora schiavo di questo istinto di sopravvivenza innato. Primordiale quanto la prima cellula da cui si è evoluto in milioni di anni. E così come per migliaia di anni si sono isolati lebbrosi e invalidi all'insegna anche di giustificazioni metafisiche come " il peccato", oggi ancora confiniamo portatori di handicapp o ammalati di AIDS.

"Non sono normali". Questa è la motivazione alla base di questo atteggiamento. Che fino alle scoperte della microbiologia moderna da un punto di vista preventivo delle malattie infettive, poteva anche avere un risvolto positivo da questo punto di vista. Oggi però no. E dobbiamo riflettere bene su questo atteggiamento.
"Non sono normali...non funzionano bene" è l'istinto che ha portato all'identificazione e al confinamento anche degli omosessuali. Derisi e denigrati in modo insulso e meschino. Esattamente come lo sono stati per millenni, e lo sono ancora oggi in molti contesti, i portatori di handicapp, e non da ultimo le persone vecchie in genere. "Non funzionano più bene". E le mettiamo da parte.

Ma questo istinto è stimolato dal contatto con qualsiasi malattia cronica. Che sia un diabete, o un tumore, o un insufficienza renale cronica... la paura atavica è di essere "contaminati". E nonostante le apparenti formule di perbenismo "poverino, che pena!" da queste persone ci teniamo a dovuta distanza confidenziale.
L'essere umano esige sentirsi normale. L'uomo moderno perfettamente normale. E tutto ciò che desta anche solamente sospetto che non lo sia, viene emarginato.

Personalmente credo che l'interpretazione che l'omeopatia moderna conferisce alla malattia come stato costituzionale universale dell'esistenza biologica (per cui tutti siamo ammalati, dalla nascita alla morte) sia una  rivoluzione epocale positiva per superare questo istinto primordiale.
Comprendendo questo approccio, si può facilmente dedurre che se la fobia per la malattia in passato quando eravamo più scimmie che uomini ha avuto uno scopo evolutivo preventivo, oggi che siamo più uomini che scimmie (ci sentiamo già Dio ma la strada per essere uomini veri è ancora lunga) sta compiendo danni esistenziali più disastrosi di qualsiasi malattia infettiva del passato da cui ci siamo difesi con questo istinto precauzionale.





L'omosessualità dramma interiore, l'omofobia piaga sociale.


Essere affetti da disturbi della sfera riproduttiva significa andare incontro a ridicole pesanti spettacolarizzazioni sociali. Impotenza sessuale, frigidità, eiaculazione precoce si prestano bene come potenziali substrati di sottili barzellette. Non lo saranno mai il diabete, l'insufficienza renale o i tumori.
Questo ha a che fare con l'istinto di competizione che mette la sessualità in prima linea sulla dominanza territoriale in attualissimi contesti sociali, in primis il lavoro. Ironizzare su deficit di funzionalità sessuale alimenta l'ego mimando una virtuale posizione di dominanza in chi fruisce di questo sarcasmo.

Innegabile che questo habitus mentale abbia inghiottito anche il tema dell'omosessualità. Con connotati drammatici. Perchè mentre verso altri disturbi sessuali si arriva a scherzare ma mai con cattiveria celando uno scaramantico rispetto, il carattere velato, sfumato, ambiguamente organico della deviazione omosessuale fa sì che su di essa si sfoghi una ignobile cattiveria.

Cattiveria gratuita e ignorante, quella dell'omofobia che non può trovare alcuna giustificazione. In alcun momento storico. Oggi più che mai nell'era dell'informatica, dell'informazione globale.
Trova invece giustificazione tutta la rabbia e la frustrazione che emerge dalla voglia di riscatto di normali cittadini ammalati (ora sappiamo che non è una contraddizione) contro tanta malignità e discriminazione sociale. Purtroppo sono rabbia e frustrazione che sfociano spesso a loro volta in arroganza e disprezzo, tale è l'ossessiva pretesa di non essere ritenuti diversi.

A titolo personale io stesso mi scuso se questa disamina susciterà tale risentimento essendomi permesso di esprimere queste stesse definizioni.
Ma come sopra accennato l'ho fatto per far luce in scienza e coscienza su cognizioni di causa per andare oltre tabù, pregiudizi, ignoranza e antichi istinti più vicini all'animale che all'uomo. Perchè purtroppo sono fonte di odio e scontro sociale. Questo è solo un personale contributo intorno a soluzioni intellettuali per superarle.







L'omosessualità ...potenziale cura dell'omofobia?

Considerazioni personali



Credo che la fine di ogni omofobia sia in mano all'onestà intellettuale degli omosessuali, giacchè di intellettuale un omofobo ha ben poco ed è perciò causa persa cercare di sensibilizzarlo sul tema.

Tra l'altro è indiscutibilmente dimostrato e dimostrabile che chi vive inclinazioni sessuali deviate ha sensibilità e intelligenze tendenzialmente straordinariamente sopra la media. E questo pure è istinto di sopravvivenza in chi convive con i drammi, ma non approfondiamo oltre.
Voglio permettermi quindi di esprimere una convinzione. Qualora fosse serenamente accettata amorevolmente dagli omosessuali la propria condizione di non normalità, in modo del tutto naturale come è naturale che sia, perchè è una cosa naturale, senza la pretesa di essere ritenuti normali su un aspetto che normale in natura non è, giusto per sfidare l'ignoranza di chi con cattiveria prova gusto pervertito a denigrare le diversità in genere (gli omofobi), ebbene in quel momento esatto quell'ignoranza, quella cattiveria, quelle perversioni scemeranno. Da sè. Forse non in modo immediato, forse molto lentamente, ma sono convinto che scompariranno.

Perchè l'omofobo non si cura delle definizioni sapienti, dell'amor di scienza, della consapevolezza degli eventi naturali. L'omofobo ha un solo scopo: veder soffrire.
L'obiettivo dell'omofobo è umiliare, e lo appaga vedersi davanti persone scoppiare di rabbia per essere considerate per ciò che sono. Ciò gli è permesso dal fatto che il senso comune ha trasformato una semplice naturale e universale definizione (essere non-normali, essere malati) in offesa. Ebbene essere non-normali non deve più essere ritenuta un'offesa. Perchè è una condizione universale da accettare con amore fraterno.

Quindi personalmente sono convinto che l'intelligenza e la sensibilità degli omosessuali sia l'unica cura contro la piaga sociale dell'omofobia. Arma che può confinarla e radicarla rendendola a sua volta un fenomeno autolimitante.
Se il mondo omosessuale cogliesse questa importante sfida, smettendo di soffrire per una condizione naturale accettando la naturale definizione di se stesso, smettendo quindi di reagire incoscientemente a un disprezzo subito, e iniziando invece a reagire ad esso coscientemente e scientificamente (scienza e coscienza sono le uniche vie della serenità)  sarebbe l'esternazione di un processo etico-sociale straordinario. 

Concludo quindi ripetendo di aver trattato qui questo ostico e delicato argomento mosso dalla profonda speranza che il tema dell'omosessualità cessi di essere pretesto di scontri di civiltà. Soprattutto nell'attuale periodo storico in cui l'autorità oligarchica che ci governa, pur di preservare i propri privilegi, è pronta ad alimentare qualsiasi strategia di tensione sociale.

Mentre un popolo di persone che impara a comunicare per far rispettare e apprezzare reciprocamente le proprie diversità, è il fondamento di quella condivisione che pone fine a ogni supremazia di uomini verso altri uomini.







Le inclinazioni sessuali. Normalità e naturali deviazioni


Per finire analizziamo in modo schematico come si manifestano le inclinazioni sessuali in natura al fine di sfatare generalizzazioni e approssimazioni ambigue spesso frutto solo di insulso perbenismo, ma che fanno perdere il senso della realtà. Recuperiamolo e riabbracciamolo con rispetto.




L'eterosessualità è l'inclinazione sessuale normale in natura. Gli individui si sentono sessualmente attratti dal sesso opposto. Ciò prevede che il corredo genetico sessuale (cromosomi sessuali femminili XX, maschili XY) si sia trasmesso ed espresso in modo corretto. Prevede corretto sviluppo ormonale, comportamentale e sociale che riconduce all'identità di genere nell'infanzia. Prevede infine che la sfera psichica dell'individuo di qualsiasi età non sia traumatizzata da eventi che portano a deviare la sua normale inclinazione sessuale.

La bisessualità è attrazione sessuale verso entrambi i generi. Se è una situazione sporadica dai connotati istintivi indefiniti, è presumibile che sia una compromissione prettamente psicologica. Se invece è una condizione persistente vissuta fin dalla maturità sessuale è presumibile che ci sia una componente comportamentale determinante.

L'omosessualità è attrazione esclusiva verso lo stesso genere. Il comportamento sessuale è privato della normale funzione attrattiva verso il sesso opposto. Tale disfunzione coinvolge perciò qualcosa di più profondo della sfera psichica, riconducibile alla fase di sviluppo della personalità dell'individuo, quella fase in cui avviene l'identità di genere (prima infanzia).

La transessualità infine è una deviazione dell'inclinazione sessuale che ha radici ancora più costituzionali dell'omosessualità. L'individuo non si sente semplicemente attratto dallo stesso sesso, ma identifica l'intera propria personalità al sesso che geneticamente non gli appartiene. La compromissione psichica e comportamentale è evidentemente riflesso di un profondo imprinting sessuale alterato, o ipotetici shock epigenetici.






La curva di Gauss e il crimine della pedofilia


Si premette che leggere questo post senza prima aver approfondito l'analisi di La curva di Gauss. Ossia cosa è normale in natura e cosa no , può non far comprenderne il contenuto.




Facciamo innanzitutto luce sulla definizione di pedofilia (fonte Wikipedia):

 << In ambito psichiatrico la pedofilia è catalogata nel gruppo delle parafilie, ovvero tra i disturbi del desiderio sessuale, e consiste nella preferenza erotica da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale per soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età pre-puberale.  
La psichiatria e la criminologia distinguono i pedofili dai child molester (molestatori o persone che abusano di bambini); le due categorie non sono sempre coincidenti. [...] Vi sono soggetti pedofili che non attuano condotte illecite, come si hanno casi di abusi su bambini compiuti da individui non affetti da pedofilia. >>

Sottolineiamo allora innanzitutto che non è reato essere pedofili bensì esercitare atti pedofili.
Il pedofilo che si trattiene con autocontrollo o con l'aiuto sanitario dall'esercizio della sua perversione sessuale, è una persona cui va il massimo rispetto.

Prima di addentrarci in un'analisi etica circa la natura di questa deviazione, è doveroso distinguere anche un'ulteriore definizione: la pederastia.
Questo perchè in maniera assai pressapochista spesso la pedofilia è associata in modo traviato proprio alla pederastia dell'antichità, lasciando talora trasparire un esecrabile tentativo intellettuale di giustificare una o l'altra.
Definiamo allora anche la pederastia per poi comprenderla nelle analisi:
Gli antichi greci (fonte Wikipedia)  In accordo con quanto afferma Platone nel suo dialogo filosofico intitolato Fedro la pederastia era tra i Greci un rapporto sentimentale, uno strettissimo legame emotivo che poteva essere sia sessuale sia vissuto in castità (amore platonico) tra un ragazzo e un uomo adulto esterno al proprio gruppo familiare d'origine. Platone si dimostra critico nei confronti dei rapporti sessuali all'interno di una relazione pederastica, proponendo invece che l'amore degli uomini per i ragazzi eviti ogni espressione carnale per passare invece all'ammirazione reciproca delle specifiche virtù interiori (che portano poi all'amore per la virtù stessa nel suo senso più astratto e generale); mentre il mero atto sessuale con i ragazzi è stato spesso criticato e considerato troppo brutale e finanche vergognoso. Altri aspetti del rapporto sono stati invece considerati positivi, come indicato anche nel proverbio: "Un amante è il miglior amico che un ragazzo potrà mai avere". 
Gli antichi romani (fonte Wikipedia)  Nell'Antica Roma le relazioni tra un uomo adulto e un maschio adolescente hanno preso una strada più informale e molto meno "socialmente ritualizzata" rispetto ai Greci, in quanto l'uomo poteva approfittare della posizione sociale dominante che aveva per richiedere favori sessuali a giovani suoi sottoposti inferiori nello status sociale d'appartenenza, o anche esercitando relazioni illecite (di prostituzione) con ragazzi nati liberi, cioè cittadini romani non schiavi. 

La pederastia quindi è un fenomeno sociale dell'antichità che nella società occidentale moderna non trova corrispondenti. Ma se il significato che aveva per gli Antichi Greci in linea di massima lo si può identificare con la connaturale passione delle vecchie generazioni verso l'istruzione delle generazioni più giovani, per gli Antichi Romani essa assume connotati sessuali riconducibili a una vera e propria forma di pedofilia nonchè di child molester in seno alla schiavitù romana (assai differente tra l'altro dalla schiavitù greca).
L'Antica Roma era una società fondata su principi e valori militari. Dove vigeva il diritto della violenza del più forte sul più debole. Del vincitore sul vinto. Del padrone sullo schiavo.
Poco c'è da stupirsi quindi sulla normalità di tale pratica sessuale in quel tipo di società dove è considerata legittima la perversione della violenza in sè. Come nell'Antica Roma.



Analizziamo invece perchè la pedofilia 
osservata da un punto di vista gaussiano sia da considerare perversione sessuale patologica e quindi anti-evolutiva.

Preciso che lo scopo di questa disamina non è giudicare un atteggiamento in virtù del "senso comune" o del suo "valore legale". La legittimazione stessa di un comportamento è riflesso del senso comune e abbiamo già constatato nella
 differenza tra pedofilia e pederastia che tale legittimazione è relativa a spazi e tempi nelle società umane.

Questa disamina usa invece come strumento la curva di Gauss per giudicare la pedofilia dal punto di vista biologico: unico punto di riferimento assoluto e non relativo per l'evoluzione naturale dell'essere umano. 


L'attrazione sessuale violenta (child molester) o non violenta (pedofilia in senso stretto) di soggetti sessualmente maturi verso soggetti pre-puberi è un'istinto patologico del desiderio sessuale.
Se considerato fenomeno naturale può esserlo solo nel semplice senso che "in natura accade". Non nel senso che è normale il suo verificarsi. Vediamo perchè.

Una ipotetica società normalmente sana dal punto di vista sessuale, ossia dove gli individui non soffrono disturbi di pulsione sessuale, gli individui maturi vivono una sana e normale attrazione verso altri individui maturi. Questo perchè si osserva che la natura medesima ha ideato l'esistenza suddivisa per fasi di sviluppo.
La fase prepubere non è collaudata psico-fisicamente a vivere il rapporto sessuale poichè gli organi preposti a vivere la sessualità non sono appunto maturi. E per la precisione:

1- le strutture cerebrali neuroendocrine (ipofisi e ipotalamo)
2- gli apparati riproduttivi (gonadi, ma anche sistemi cardiocircolatorio e polmonare)
3- una forma mentis sviluppata in modo idoneo per la relazione sessuale

Dette strutture se stimolate ad esercitare una funzione che ancora non sono in grado di sopportare inevitabilmente subiscono un danno. Sotto una o più prospettive menzionate: neuroendocrina (cerebrale), gonadica, psicologica.
Sarebbe come mettere in forno ingredienti per fare il pane ancora da impastare. O far passare trasporti pesanti sopra un ponte non ancora cementificato. O rotolare la tela di un dipinto appena terminato.
Il disastro parziale o totale è inevitabile ed evidentemente irreversibile. 


L'esercizio della pedofilia è
 un crimine perchè a priori è esercizio privo della libertà di scelta da parte della vittima; infatti costringe a un atto per cui vi è inabilità di intendere e volere. L'esercizio della pedofilia si può ritenere a tutti gli effetti pure una tortura, perchè forzando una naturale inabilità, si lede il meccanismo fisiologico del suo innesco. 

La pubertà non ha un solo grilletto che la fa scattare. E' indotta da circostanze genetiche e ambientali multifattoriali. La pubertà è una fase di maturazione sessuale psicofisica delicatissima che impiega non mesi ma anni per essere portata a termine in modo equilibrato.
Quindi lo stimolo indotto anche da un solo approccio pedofilo, s
ia esso amorevole sia esso violento, travolge e sconvolge in modo traumatico lo sviluppo sessuale di un individuo.


E' risaputo per di più che chi ha subito questo tipo di trauma, qualora non risolto come conflitto interiore, può essere indotto a commettere una volta adulto (ma non maturo) la stessa pratica verso soggetti non adulti (non maturi).



Considerato ciò, analizzeremo ora aspetti importantissimi della distribuzione gaussiana di un fenomeno patologico. E capiremo quanto delicato sia il fronte dell'evoluzione qualora lo si disequilibri, non arginando i fenomeni patologici ma addirittura trattandoli per norma.



In una società normalmente sana dal punto di vista sessuale, vi è una percentuale naturale eccezionale (ossia "estrema" in senso gaussiano) di pedofili.
Perchè è naturale che ci sia pulsione violenta negli individui, ed è naturale che in alcuni possa avere esiti in patologie sessuali. Magari per predisposizione genetica, o magari per fattori ambientali sociali.



Ebbene bisogna assolutamente tenere conto che ciò in natura, anche nella società più sessualmente sana immaginabile, è un'eccezione (e in quanto tale arginabile e controllabile).
L'evidenza evolutiva è questa: se così non fosse, quella società sarebbe estinta.

L'evoluzione stessa della natura seleziona una determinata situazione rispetto a un'altra. Se l'evoluzione naturale ha voluto che nella norma gli individui sviluppassero la sessualità per fasi, ebbene qualunque individuo che non rispetta tali fasi è in contrasto con l'evoluzione stessa. E' un ostacolo ad essa. E' patologico.

Un pedofilo tra l'altro non sopravvivrebbe infatti neppure al "senso comune", che istintivamente (spirito di sopravvivenza) è spinto a "farlo fuori".
E questo è evolutivamente ovvio: se così non fosse replicherebbe la sua patologia nelle sue vittime.

Ed è esattamente invece ciò che avviene nella nostra sessualmente insana società occidentale moderna. Dove il perbenismo, le correnti religiose, la pornografia di massa 
mal-educata , nonchè il lassismo premeditato della giurisprudenza, hanno creato l'imbarazzante e scioccante situazione odierna.
Dove il reato di pedofilia e child molester da parte delle Istituzioni è sempre più tollerato (ddl Omofobia) a fronte di una sua diffusione sociale e clinica sempre più allarmante. Tale da paventare di divenire progressivamente la norma come nelle antiche società fondate sulla violenza e la schiavitù. Come nell'Antica Roma.

L'esercizio della pedofilia è un crimine contro la persona
a tutti gli effetti.
Ma da parte di chi non è pedofilo, far passare per "naturale" un atteggiamento patologico (eccezionale) e non attuare ogni più ferma strategia per contenerlo mettendo a rischio l'evoluzione sessuale di una intera società, è ancora peggio: è un crimine contro l'umanità.


Si ribadisce nuovamente che non è reato essere pedofili ma fare i pedofili. E si rimarca che trattandosi di un disturbo sessuale d'eccezione in una normalmente sana società, sarebbe perfino assai semplice confinarlo e controllarlo.

La curva di Gauss. Ossia cosa è normale e cosa no



Le teorie della relatività di cento anni fa, hanno sconvolto la nostra vita quotidiana. Nel bene e nel male.

Nel bene perché ci hanno concesso progressi tecnologici che oggi consentirebbero pace e prosperità per l'intera umanità, anche se purtroppo per pure scelte politico-economiche tali progressi sono stati indirizzati ancora a guerre e ingiustizie sociali.
Nel male queste teorie sono state mistificate in senso "esistenziale". Sul relativismo ha marciato, di nuovo, un'intera classe politico-economica fino ad oggi.

Siamo caduti in un tranello esistenziale. Ci è stato fatto credere che "tutto è relativo". Tutto può essere giustificato. Non esistono punti di riferimento. Bene o male, giusto o sbagliato, bello o brutto, hanno perso qualsiasi connotato oggettivo.

In una parola, non è più identificabile su alcun piano (etico, artistico, biologico...) ciò che è NORMALE.

Eppure in Natura la REALTA', non è così.
Vediamo allora cosa in Natura è "la normalità". Scientificamente parlando.

Osservando i fatti naturali possiamo definire cosa è normale oppure no analizzando la loro distribuzione.
In Natura è normale ciò che è riscontrato più frequentemente. Mentre ciò che avviene via via più eccezionalmente, sporadicamente, non di frequente, si dimostra "deviato dalla norma" (vedi deviazione standard).
In Statistica (scienza che studia la frequenza dei fatti), questo comportamento è descritto nella curva di Gauss (detta anche "campana di Gauss" per la caratteristica forma). Vediamone una:





Questa curva indica le caratteristiche con cui si osserva un determinato fenomeno. Ogni fenomeno naturale accade con delle caratteristiche. Alcune sono variabili (di cui si può appunto stimare la frequenza con cui variano). Altre costanti (c'è o non c'è).

Facciamo un esempio. Il colore degli occhi di una persona.
Analizziamo quali colori rientrano "nella norma" (ossia "nella media"), quali meno (ossia deviano dalla "norma" o "media") e quali no.

Scegliamo alcune classi di colori per il nostro studio dimostrativo. Al caso nostro bastano cinque.
E osserviamo il colore di 1.000 persone scelte a caso sul Pianeta.
Ipotizziamo di aver riscontrato questa frequenza del colore degli occhi:




Mettiamo a grafico queste rilevazioni:




Tracciamo la linea che congiunge i punti per osservare quale "curva" rappresenterà la distribuzione di frequenza delle nostre osservazioni:





Noteremo che la curva ricalca metà curva gaussiana. Ossia la metà destra.
Manca la parte sinistra perchè abbiamo misurato la frequenza di osservazioni qualitative (colore degli occhi). Se fossero state osservazioni quantitative (ad esempio la statura o il peso delle persone) avremmo avuto numeri al posto di colori. E comparirebbe anche la parte sinistra.

La scienza statistica spesso, per far assomigliare le curve di distribuzione delle osservazioni il più possibile a quella di Gauss, usa le misurazioni in base logaritmica.
Nell'esempio in questione, estrapolando il logaritmo delle nostre misurazioni (le percentuali di frequenza del colore degli occhi) ecco cosa risulta:


Clicca sulla foto per ingrandire  oppure




Si può notare che la nostra curva così assomiglia alla mezza campana gaussiana.
Ora ci è chiaro che una curva di Gauss rappresenta la distribuzione naturale di un fenomeno. Ossia con quale frequenza esso compare (in sè, o con le sue caratteristiche che scegliamo di studiare).
La punta della campana rappresenta la media (o norma). Ed è il valore più frequente. Ossia la caratteristica che più frequentemente si riscontra avvenire (nel nostro esempio: occhi Nero/Marroni).
A mano a mano che ci allontaniamo dalla media, troviamo via via i valori meno frequenti. Più rari. Ossia meno "normali".


Approfondiamo ora l'analisi sulla NORMALITA', evidenziando la mistificazione "relativa" che ne è stata fatta e che risulta una vera e propria trappola esistenziale.

Restiamo sempre sul nostro esempio del colore degli occhi.
Qualcuno si sarà chiesto dove sono stati visti degli extraterrestri con occhi "bianchi" o "rosa".
Qualcuno appassionato di medicina invece non si sarà più di tanto scandalizzato.

Questo scalpore non sarebbe nato se prima della nostra analisi avessimo dato le definizioni di ciò che si andava a cercare o trovare.
Qualsiasi studio scientifico di qualsiasi disciplina (dalla matematica alla giurisprudenza) prevede infatti una attenta analisi delle definizioni nelle premesse dello studio stesso.

Ipotizziamo che tra i nostri colori, avessimo annoverato il "verde fluorescente". Avremmo dato per scontato di trovare zero individui con tale colore. In questo caso tale caratteristica non sarebbe stata una variabile ma una costante (c'è o non c'è). Nella fattispecie una costante "che non c'è". Poichè diamo per scontato che "costantemente" non la troveremo (ovviamente fino al giorno in cui non risultasse osservata ).

Per questo motivo abbiamo dato per scontato che il colore verde da noi osservato non sia mai fluorescente. Ma un verde naturale con le varie tonalità intermedie. Inoltre non abbiamo inserito le variabili Verde\Marrone e Verde\Azzurro poichè cromaticamente meno distinguibili dal Blu\Azzurro e dal Nero\Marrone.

Perchè, invece, delle cinque definizioni di colori degli occhi ottemperate, desta istintivamente scalpore leggere "bianco" e "rosa"?
Ebbene questo accade proprio perchè sono colori rarissimi. Assai infrequenti. Lontani dalla norma o deviati dalla media che dir si voglia.

Bianco sta ad indicare quelle tonalità di grigio chiarissimo tipico di situazioni sia fisiologiche che patologiche del colore degli occhi.

Possono infatti essere estremi chiarissimi di occhi "azzurri". I classici "occhi di ghiaccio". Ma sono anche quelli tipici di molti casi di albinismo.
Una varietà invece assai rara di albinismo, può rendere l'iride degli occhi dai riflessi rosa.

A questo punto allora, in questo banale esperimento preso come esempio (analisi di frequenza del colore degli occhi) emergono osservazioni (colore bianco e rosa) che ci devono fare chiarezza su una caratteristica fondamentale sotto ogni aspetto (da quello scientifico a quello etico) di ogni realtà che osserviamo. Ossia il significato degli estremi.

Gli estremi sono quei valori rappresentati appunto dalle estremità della curva gaussiana: le punte laterali della campana. Essi, qualora sono misure "quantitative", rappresentano approssimativamente la media. Infatti la "media statistica" si ricava dalla somma di tutto ciò che è contenuto tra gli estremi, divisa per la somma del numero di ipotetiche misurazioni contenuto tra gli estremi:

Esempio. La media tra due misure A= 7 e B = 10 sarà:
[(7+10)/2] = 8,5 
Questa media equivale alla somma degli interi (possibili misure ipotetiche) compresi tra le due misure A e B considerate come estremi, diviso il numero delle misure (nella fattispecie quattro):
[(7+8+9+10)/4] = 8,5

Quindi in questo caso 7 e 10 sono gli estremi. Misurazioni minima e massima. La media degli estremi è rappresentativa della media di tutte le possibili misurazioni "reali" comprese tra gli estremi.

Dal punto di vista scientifico, per questa valenza matematica-statistica, gli estremi delle misurazioni della realtà sono fondamentali. In qualsiasi piccola o grande ricerca. In qualsiasi piccola o grande scoperta della realtà che viviamo.
Questa constatazione è fondamentale per il credito scientifico che hanno le medicine non convenzionali come l'Omeopatia, cui si rimanda (Nuovo studio interdisciplinare...)


Ora qui sottolineiamo questa evidenza all'ordine dell'opinione pubblica:

Mentre dal punto di vista della Fisica, le teorie della relatività non hanno minimamente scalfito ruoli e valori assoluti di norma ed estremi nell'osservazione dei fenomeni naturali nella nostra dimensione,
dal punto di vista della Psicologia e dell'Etica queste teorie invece sono state mistificate oltremodo ridicolamente, per assegnare ruoli e valori relativi a norma ed estremi dei fenomeni che si osservano. Sfumandone i rispettivi valori con misurazioni approssimative, o addirittura falsate. E interscambiando i ruoli facendo passare per norma gli estremi e gli estremi per norma. 

Ne risulta una degenerazione della comprensione della realtà (la natura dei fatti osservati). E diretta conseguenza è una degenerazione dei gesti che si compiono. Nella quotidianità. Dalle decisioni più banali a quelle più importanti.

Tale degenerazione è evidente se si analizzano le definizioni e i contenuti (osservazioni) nelle deduzioni delle persone: definizioni e contenuti in contraddizione tra loro. Perchè assunti senza legame logico tra loro.

Spesso le persone affermano deduzioni:  "per me questa cosa è giusta/buona/bella": si chiede la definizione di "questa cosa", e non la sanno dare. O ne danno una errata perchè assunta in modo errato da altri contesti a loro volta privi di legame logico con quello della deduzione in questione.
E la privazione di questo legame logico deriva appunto da una generalizzazione degli estremi, o da una estremizzazione della norma, o da misurazioni mistificate in partenza.


Quindi come si diceva sopra, è assolutamente necessario se si vuole analizzare un fatto naturale (qualsiasi evento: dal più banale al più importante) avere chiare le definizioni dei contenuti che si vogliono analizzare. Altrimenti le deduzioni che da esse si ricaveranno saranno (di norma) falsità, e solo fortuitamente (per casi estremi) veritiere.

Il problema dell'accordo sulle definizioni (con se stessi se è una analisi interiore o con gli altri se si tratta di un confronto) risale alla notte dei tempi. E' il medesimo invariato problema che ha riscontrato il nostro primo antenato ominide nell'assegnare un nome alle cose circostanti nel mentre nasceva il "linguaggio umano". E' il medesimo problema che ha accompagnato millenni di Storia della Filosofia. E' il medesimo problema contemporaneo che fa la differenza tra un esperimento classificato come "scientifico" e uno "non scientifico".

Tutto risiede nella corrispondenza di definizioni con contenuti dei fatti osservati.



Betrand Russell. Messaggio intellettuale ai posteri




Questo è un "problema" che accompagna da sempre l'umanità, e vedremo gli aspetti socioeconomici che hanno portato a lucrare su questa difficoltà umana in età contemporanea post-industriale. Proviamo a terminare questa disamina sulla NORMALITA' scientifica cercando di capire come stravolgere la natura di questo "problema", per non vederlo più come infelice piaga dell'evoluzione, ma per osservarlo come una opportunità felice di crescita continua ed universale (ossia costantemente alla portata di tutti). In quanto essenza stessa dell'evoluzione del pensiero umano.


  La NORMALITA' deve trasformarsi da trappola esistenziale, a punto di riferimento costante per avere vera consapevolezza della realtà che viviamo. Con noi stessi e con gli altri.

Il più impietoso stravolgimento della realtà da questo punto di vista, è avvenuto nel mondo della medicina. Nulla forse nella vita assume importanza maggiore del valore che si da' alla propria salute, e alla salute di chi ci sta vicino.
Ciò che è osservato essere normale-non normale è più che mai fondamentale anche in riferimento alla salute. In medicina questa osservazione si traduce in fisiologico-patologico.

Torniamo ancora all'esempio sugli occhi. Ci farà da tramite per approfondire in altri post il significato di fisiologia-patologia inerente temi di attualità importantissimi.

Abbiamo visto che la normalità di un fenomeno è definita dai suoi valori più frequenti, e quelli via via più rari sono quelli più anomali.
Possiamo constatare che ogni misurazione inerente un organo biologico, inevitabilmente, rispecchia una caratteristica di "funzionalità" dell'organo in questione (poichè è la funzione di un organo a dare "senso e forma" all'organo stesso: per dettagli Studio integrato Cap. 3.2 Principio di similitudine: un indizio biologico)

La funzione dell'iride dell'occhio è proteggere la struttura oculare dalla gamma di radiazioni luminose non funzionali alla visione. Ossia più un iride è scuro, più protegge l'occhio, e quindi più è "funzionale" alla visione.

Il colore chiaro degli occhi nei paesi equatoriali è poco diffuso perchè risulterebbe poco adatto all'ambiente: esiterebbe in qualche patologia oculare a causa della radiazione che attraversa l'occhio.
Il colore chiaro degli occhi nei paesi nordici per lo stesso motivo non provoca grossi problemi: la radiazione solare è debole.
Ecco perchè nel Pianeta sono più frequenti i colori scuri dei colori chiari. Ed ecco perchè l'iride scuro è tipico nelle zone calde del Pianeta e quelli chiari delle zone fredde: frutto della selezione della radiazione luminosa solare.

I numeri riportati sopra nel nostro esempio sulla distribuzione del colore dell'iride sono inventati, ma hanno voluto approssimarsi ipoteticamente alla realtà sulla base di queste cognizioni.
Il colore dell'iride più è chiaro, più è inadatto all'ambiente. E di conseguenza è meno diffuso perchè predisposto a patologie oculari.
Tanto è vero che i colori via via più chiari con enorme probabilità si identificano più con situazioni patologiche che fisiologiche (iride bianco della cecità; bianco o roseo dell'albinismo).

Questo assunto vale per qualsiasi organo.
Così ad esempio la produzione di insulina (ormone prodotto dal pancreas che consente alle cellule di assorbire lo zucchero glucosio) è ritenuta "normale" entro certi limiti constatati (misurati) nelle persone senza disturbi da glicemia. Più ci si discosta da quei valori in eccesso o difetto, più aumenta la probabilità di patologie al pancreas (nella fattispecie diabete).

Oppure il battito cardiaco. Entro certe frequenze ad una determinata età e con determinati stili di vita, risulterà "normale". Più le frequenze risultano maggiori o minori di quelle riscontrate nella norma a quella età per quello stile di vita, più si cade in tachicardie o bradicardie anormali predisponenti patologie cardiache.

Tuttavia, il confine tra fisiologico-patologico è molto più sfumato del confine normale-eccezionale. Perchè in medicina, il campo delle "definizioni" da dover specificare prima di qualsiasi deduzione in merito alle osservazioni, è molto più ampio. Soprattutto in riferimento ai contesti in cui si osserva. E ciò spiega l'importanza dell'anamnesi storica e recente: prima fase dell'esame clinico classico.
Un tempo le anamnesi erano perno centrale della diagnosi medica (come lo è tuttora nelle medicine alternative), oggi sono molto trascurate se non addirittura bypassate per il subentro delle indagini strumentali.

Ad ogni osservazione di cosa accade in Natura, deriva un comportamento. Questo in ogni contesto non solo umano, ma degli organismi viventi in genere.
Piante e animali percepiscono l'ambiente esterno, e in base a cosa succede "di norma", loro trovano adattamento e si evolvono.

L'uomo, animale con capacità razionale più evoluta, più di ogni altro organismo dovrebbe avere padronanza di questa opportunità: osservare la norma per evolvere.
Invece, da quando si è reso conto che usando con metodo la sua stessa razionalità può plasmare "la norma" dei fenomeni naturali, si è ritrovato vittima della sua stessa trasformazione.

Il termine artificiale è divenuto sinonimo di "non naturale" se non addirittura di "anormale". Mentre essendo l'uomo stesso prodotto della natura, qualsiasi suo prodotto dovrebbe essere ritenuto altrettanto "naturale".

Ebbene il delirio di onnipotenza derivato da questo controllo delle leggi della natura, lo ha condotto a nutrire la propria vanità invece che la condivisione sociale di pregi e difetti individuali. La condivisione infatti avrebbe reso collettivo ogni normale miglioramento umano derivato dal genio del singolo, e marginale ogni peggioramento derivato dai difetti del singolo.

A spalancare le porte alla tentazione di subissare la condivisione sociale delle risorse del singolo (e naturali in genere) con la vanità individuale, è stata l'invenzione del denaro. Che per definizione è contro ogni piena condivisione e mira alla netta distinzione di pregi e difetti individuali e sociali al fine della competitività finanziaria (presupposto del profitto).

Ecco dunque che tutto è stato stravolto nell'era dell'economia della finanza. Ciò che è normale o eccezione in natura non conta più, perchè "la norma" può essere stravolta dal controllo umano. Cosa in sè non negativa, se non fosse che in nome di un profitto finanziario (denaro) addirittura questa "norma" deve per legge essere ogni volta stravolta. Incurante di ogni etica e senso civico.


Parleremo di vegetarismo, inclinazioni sessuali e pedofilia per applicare questi elementari ma fondamentali concetti statistici ad argomenti profondamente mistificati nella loro essenza naturale. Mistificati da da organi di potere proprio per conservare il loro ruolo privilegiato. Con queste mistificazioni si creano presupposti di scontri fra individui distinti, al posto di punti d'incontro in condivisioni collettive. 
Osserveremo la quotidianità nell'ottica della Curva di Gauss, constatando lo stravolgimento di norma-eccezioni e fisiologico-patologico al solo fine di giustificare e favorire o meno un comportamento.
E questo appunto in base al profitto che può derivare o meno da quel comportamento.