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Vasco e Ligabue Tour 2019. Parallelismi politici

20 giugno 2019

Sulla scena musicale di questo fine giugno 2019 sta risaltando a livello mediatico il successo del tour di Vasco Rossi da una parte, e il flop di Luciano Ligabue dall'altra.
Senza entrare nei particolari per non finire ad indagare su quanti biglietti gratis siano stati regalati nelle loro carriere per riempire gli stadi, si può notare un quadro sovrapponibile sulla scena politica italiana.

I motivi che spingono il sistema mediatico ad esaltare in modo maniacale o all'opposto canzonare in modo ridicolo un artista o un politico rispetto ad un altro, a parità di valore e dignità, sono i medesimi e sono fondamentalmente una speculazione finanziaria.

Vasco con le sue canzoni e con il suo esempio di vita da decenni fa vendere bibite tipo coca-cola, sigarette tipo lucky-strike, superalcolici tipo whisky, oppure omaggia relazioni con minorenni osannando principi di vita spericolata e valori anarchici. Il messaggio di Vasco Rossi per eccellenza è la sospensione della capacità di giudizio davanti alla vita reale. Non vuole insegnare niente a nessuno Vasco, ma la sua lezione è chiara come un'alba: non si devono esprimere giudizi, guai; la bellezza della vita è lo sballo, l'amore vissuto senza cercarne significati, la verità da subire passivamente da tutto ciò che ci circonda. Una canzone rock alla fine è il vero unico rimedio a tutto, rigorosamente da urlare per mandare a fanculo chi rende noiosa la vita con regole, sensi e direzioni: questo risulta stupendo (o stupefacente?) da far venire il vomito.

Ora Matteo Salvini politicamente non incarna certo valori quali l'anarchia e la liberalizzazione delle droghe incitata da Vasco. Ma vi sono in comune stili e metodi che contano molto nell'immaginario collettivo che deve essere nutrito di mode consumistiche. Salvini mira alla pancia e agli istinti come Vasco Rossi: buoni e cattivi da distinguere per una questione di vita o di morte, e il giusto e sbagliato sempre più insopportabili sono cardini della propaganda demagogica leghista (gli spari sopra poi è difficile capire se sono per noi o per voi).
Insomma Matteo Salvini oggi è un po' il Vasco Rossi della scena politica italiana, il Capitano come il Komandante per combattere e lottare contro tutto contro. Indossano entrambi perfettamente le vesti dei paladini che regalano la speranza di uscire da una società che non funziona più, vendendo illusioni come soluzioni, ma questo al pubblico-elettorato pagante non importa: è la regola del loro adorato star-system e il loro imprinting all'economia della finanza.

Con Ligabue invece siamo in direzione completamente opposta. Luciano scrivendo una canzone è capace poi di farti comprare un suo libro. Luciano è poeta ma anche filosofo, penna e chitarra uno strumento solo. Lui mira al pensiero, e se affronta le emozioni lo fa per trovarne una ragione. Luciano Ligabue nelle sue opere usa gli istinti e l'innamoramento per andare oltre, alla ricerca dell'intelligenza emotiva che guida le relazioni, con noi stessi, l'altro e il mondo.

Insomma se la realtà per Vasco Rossi è un uso e consumo fine a stesso, per Ligabue è un trampolino di lancio per cercare significati e sensi. Le canzoni di Ligabue per quanto orecchiabili e dirette tanto quanto quelle di Vasco sono di gran lunga più impegnative intellettualmente e per essere apprezzate forse richiedono uno sforzo mentale maggiore rispetto a quelle più "terra-terra" di Vasco. Sforzi cui nella nostra società non si è più di tanto abituati né disposti a compiere, sia ascoltando musica che impegnandosi politicamente.

Ecco dunque che il parallelismo politico con Ligabue è spontaneo farlo con il MoVimento 5 Stelle, che a differenza della Lega di Matteo Salvini esige un cambiamento culturale prima che politico. Infatti se Ligabue scrive canzoni vendendoti un libro, il M5S ti chiede di votarlo solo se offri partecipazione attiva alla vita politica. La rivoluzione in politica deve essere conseguenza di una rivoluzione culturale, e questa è la sfida più difficile in questa società dell'economia della finanza perché comporta vero anticonformismo (non la sua illusione), una certa emarginazione e impopolarità, ritrovandosi alla fine forse non tutto contro ma la stampa di regime tutta contro di sicuro.

Allora gli stadi un po' vuoti di Ligabue oggi forse sono l'equivalente delle urne un po' vuote dei quasi concomitanti appuntamenti elettorali, dove è calata la condivisione di cause e obiettivi del M5S.
Mentre la popolarità sempre più esplosiva del Blasco è abbastanza sovrapponibile a quella del capitano della Lega, anche se tanto supporto collettivo non si capisce bene se è più merito di artifici promozionali, o più riflesso di una crisi di valori mista a pigrizia mentale collettiva. Ad ogni modo situazioni tristi entrambi, soprattutto considerando che in ballo non ci sono solo canzoni.



E la Lega stravinse con i sondaggi del cuculo

08 giugno 2019

Ebbene sì, si è realizzato quanto auspicato dalla lobby politico-finanziaria italiana (succursale di quella internazionale) fin dal primo giorno di formazione del governo del cambiamento in Italia.

Ossia il successo dell'unico leader in Italia appartenente alla casta in grado di competere contro quel movimento anti-casta che avrebbe vinto senza ombra di dubbio (anche per ammissione della casta stessa) se si fosse tornati ad elezioni al posto della formazione di tale governo.

Nell'arco di appena un anno il potere mediatico è riuscito a dipingere Salvini come il salvatore della patria, vuoi con l'atteggiamento verso l'invasione dei migranti (ad invasione già arginata prima dei suoi interventi) vuoi con l'atteggiamento del "dire di sì ad ogni costo" (anche quando in ballo ci sono sperperi di denari pubblici, inquinamenti mastodontici dell'ambiente, finanche nomine di viceministri leghisti indagati e condannati)

E nell'arco di un anno questa manipolazione mediatica è riuscita a realizzare quanto martellato con sondaggi fantasmagorici, e di cui l'informazione stessa in ultima analisi si dimostrò scettica annunciando sorprese, incredula che potesse davvero funzionare alla perfezione il giochetto.

Invece tutto si è avverato grazie al contributo di un alleato di governo inadempiente delle promesse elettorali su importanti aspetti della vita quotidiana dei cittadini e che riguarda la salute e l'ambiente (si pensi all'obbligo vaccinale, al TAP, all'ex-ILVA). E ciò che è avvenuto è stato un netto calo della partecipazione al voto (56% a maggio 2019 per le europee contro il 72% del marzo 2018), facendo risorgere i partiti con una tradizione consolidata di logiche clientelari (il classico voto di scambio per garanzie o vantaggi in ambito lavorativo) sia in ambito pubblico che privato.

Così, oggi possiamo confermare quale fosse la percentuale di affluenza cui quei sondaggi del cuculo si riferivano e indicata con un punto di domanda.
Hanno vinto loro. Triste ammetterlo ma doveroso e non tanto perché è merito del vincitore questo scenario preannunciato, ma perché è colpa del perdente l'averlo realizzato.







Vaccini e disastro elettorale del M5S

29 maggio 2019

Nell'arco di pochi mesi il ministro Lorenzin, dal basso delle sue (nulle) competenze mediche, riuscì nel 2017 a far approvare un decreto sull'obbligo vaccinale dapprima per 12 malattie poi per 10 più 4 raccomandate (tale era la credibilità dell'emergenze epidemiologiche per giustificare questo decreto, che nell'arco di poche settimane sparirono due malattie incluse nell'obbligo).

Il successore ministro Grillo invece dall'alto delle sue competenze mediche, esibite orgogliosamente dai banchi dell'opposizione quando era ora di denunciare i dubbi e le perplessità di una manovra politico-finanziaria del genere in ambito sanitario ed educativo, ebbene nell'arco di un anno di governo presieduto non ha attuato quello che avrebbe potuto fare in metà tempo della collega precedente, ma non solo: addirittura ha continuato a proclamare per quasi un anno intero che sarebbe stato imminente l'intervento promesso.
Tutto questo nel mentre in tutta Italia le famiglie, gli studenti, i bambini, le scuole e le autorità competenti territoriali sanitarie e dell'ordine pubblico, vivevano immani disagi creati dal caos del decreto Lorenzin, nonché dall'informazione sempre più netta sugli scandali inerenti la contaminazione dei vaccini prodotti dalle multinazionali private, nonché la loro inefficacia oltre che pericolosità in caso di somministrazione indiscriminata e senza giustificazione epidemiologica.

Certo non si può riferire solo a questo atteggiamento il flop del M5S alle elezioni regionali (Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Piemonte) ed europee nella prima metà del 2019. Ha concorso anche aver ceduto davanti alle multinazionali dell'ex-IILVA, del TAP, del TAV. Ma in questi ambiti il M5S ha dimostrato di aver fatto e voler fare il massimo per non disattendere le promesse elettorali, e i ministri di competenza non si sono certo atteggiati come la collega responsabile della sanità.

Sorprendente poi è stato il trattamento mediatico verso tutte queste situazioni.
Sul tema TAV, TAP, ILVA i ministri M5S interessati (Di Maio-Toninelli) hanno subito attacchi mediatici inverosimili. Tutt'altro trattamento invece riservato al ministro della sanità. Questo a dimostrazione di come il potere mediatico sia servo del potere finanziario che controlla la dialettica politica. Potere che annienta chi se non altro tenta di fare il proprio lavoro coerentemente al mandato elettorale per l'interesse dei cittadini contro le lobby finanziarie, e rimane invece indifferente a chi lo disattende se questo significa non toccare gli interessi privati di parte.

E  a dimostrazione di ciò sul piano mediatico è stato curioso di recente notare che il ministro della sanità Grillo non ha risposto alla domanda se il figlioletto da poco nato sia stato vaccinato, come intenzione dichiarata in campagna elettorale. Curioso perché se mai dovesse aver mentito, risulterebbe ghiotta occasione per le opposizioni per farla dimettere e creare crisi di governo. Invece le opposizioni non hanno minimamente dato considerazione a questa scena imbarazzante. Tutto ciò di nuovo a dimostrazione di quanto potente e subdola sia l'operazione mediatica sui vaccini che deve far calare l'indifferenza su notizie pesantemente scomode quando incontrovertibili.

Ora certamente il ministro Giulia Grillo ha fatto cose concrete e importanti per la sanità italiana, sia in opposizione che al ministero (test neonatali, liste d'attesa, assunzioni...). Ma come possono compensare il grave atteggiamento avuto verso una pratica coercitiva che interessa intere nuove generazioni e da lei stessa riconosciuta scellerata?
E al M5S, dopo questa caduta di consenso elettorale dimostrato nelle più diversificate situazioni nell'arco di un anno di governo, pur con tanti ottimi risultati in politiche economiche (vedi reddito di cittadinanza e quota 100), cosa rimane da perdere prima di comprendere che ci sono priorità imprescindibili, più di tutto la salute e sopra ogni altra cosa quella della nuove generazioni?