22 giugno 2026
Parlare della piaga della ludopatia infilando i numeri da capogiro dell'indotto del gioco d'azzardo, è a mio avviso un'operazione mediatica che ricalca i numeri da capogiro del risparmio privato dei cittadini italiani.
Numeri che fanno effetto ma rischiano di gettare molto fumo sugli occhi.
Basta senza dubbio mettere piede in un bar provvisto di slot machine per rendersi conto che il problema è reale.
Ma occorre dimensionare il fenomeno.
Su cento abitanti quanti sono quelli in preda a questa patologia?
Sarebbero tanti anche 1 su 100 mila. Ma è evidente che in quei bar c'è una percentuale irrisoria della popolazione dei paesi di quei bar.
Una percentuale ancora più irrisoria presumibilmente è quella che si ferma col gioco una volta finito lo stipendio.
Certo che se si considera la cifra giocata dall'intera popolazione in modo sano o insano, è un grande numero.
Ma bisogna anche considerare che in questo grande numero rientrano persone che giocano in modo sano o insano cifre da capogiro per un comune mortale, ma che per i loro redditi o patrimoni evidentemente sono una quisquilia.
In quel grande numero rientrano le scommesse di vip, star, supermanager, sportivi professionisti, che in una banale sera al casinò, senza far caso a quanto perdono essendo irrisorio rispetto a quanto possono permettersi di perdere, giocano forse quanto i ludopatici di mezza Italia al bar in un mese.
I quali ricordiamolo, una volta finito stipendio, casa, auto, sicuramente non vanno oltre, e non vanno oltre una volta per tutte per cui non rientrano più in nessun conteggio successivo, come invece rientra il nostro milionario annoiato.
Stesso ragionamento sarebbe il caso di farlo quando si sente dire che gli italiani sono un popolo con grandi risparmi privati.
Perché se nella media rientrano i risparmi privati di famiglie quali i Benetton, Berlusconi, Barilla, Ferrari, Ferrero, Lamborghini, Rosso, eccetera eccetera, si capisce bene che risparmio privato di decine di milioni di famiglie italiane forse non è quel tesoretto che evita loro di indebitarsi (anche senza aver mai giocato d'azzardo), di far la spesa ai discount nel migliore dei casi, o far la fila alla caritas nel peggiore.
Bene che se ne parli allora dei fenomeni sociali, siano essi piaghe o risorse. Meglio ancora sarebbe parlarne senza sganciare cifre come fossero bombe (nonostante la moda conveniente).
Perché l'italiano magari si indebita per il gioco d'azzardo, magari per uno stile di vita oltre le proprie possibilità, magari per politiche socio-economiche di lacrime, sangue e armamenti, ma quanti sono per una o l'altra cosa?
